Il mega fotovoltaico a Bocca di Cornia con 60mila pannelli
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Una centrale fotovoltaica di grandi dimensioni 3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Un parco fotovoltaico dalla potenza di 18 megawatt, diviso in tre sezioni da 6 megawatt ciascuna. Circa 60mila pannelli dislocati su un'area di 47 ettari, sebbene solo 10 ettari sarebbero occupati dal mega-impianto. E' questo, in sintesi, il progetto che la società di Pescara "Officine Elettriche Balsini" intende realizzare nell'area vicina a Bocca di Cornia, tra la 398 e il fiume Cornia, a monte della strada di base Geodetica. Per il nuovo impianto La "Balsini" ha già avviato le procedure di Via, inviando la documentazione progettuale in Regione lo scorso 4 ottobre. Ieri mattina il presidente della società Oreste Balsini e il direttore tecnico Massimo Balsini hanno illustrato il progetto in un'assemblea pubblica che si è tenuta nel centro multizonale a Fiorentina. L'azienda abruzzese ha già in mano i compromessi di vendita, stipulati con una trentina di proprietari terrieri, per l'acquisizione dei 47 ettari di terreno su cui dovrebbe sorgere il nuovo parco fotovoltaico. Ora si attende il responso dell'ente, che ha le competenze per autorizzare gli impianti di energie rinnovabili. Il parco progettato dalla Balsini è stato modificato in corsa, dopo i dubbi sollevati dalla Regione in fase di assoggettibilità alla Via. Dubbi legati principalmente all'impatto visivo del super impianto e alla sua vicinanza all'oasi Wwf di Orti Bottagone. «Abbiamo accolto i consigli di Regione e Comune, quindi abbiamo elaborato una nuova documentazione - ha spiegato il presidente Oreste Balsini - spostando l'area destinata all'installazione dei pannelli». Il parco fotovoltaico sorgerebbe infatti più a monte, a circa 2 km dall'oasi. I terreni, destinati prevalentemente all'agricoltura, sono stati scelti perchè soggetti da infiltrazioni del cuneo salino. «Occupiamo una zona considerata idonea per l'installazione del fotovoltaico, dove non ci sono coltivazioni di pregio - commenta il direttore tecnico Massimo Balsini - abbiamo retrocesso i pannelli rispetto al progetto originale, spostandoli in un'area di scarsa pericolosità idreogeologica». I primi pannelli sarebbero installati a 230 metri dalla Geodetica e 150 metri fuori dalla fascia di rispetto fluviale. Dieci ettari di pannelli fotovoltaici non passano certo inosservati, soprattutto in un'area fino ad oggi destinata alle attività agricole. Del resto coniugare la necessità di sviluppo di energie rinnovanbili con la tutela di un settore agricolo in crisi si sta rivelando complicato. E troppo spesso dietro alle buone intenzioni si celano interessi speculativi privati. A tale proposito l'azienda, per dimostrare di non voler snaturare completamente l'identità agricola dei terreni, destinerebbe parte dei territori acquistati alla pastorizia. Circa 200 pecore pascolerebbero negli ettari di terreno non occupati dai pannelli. L'energia prodotta sarebbe incanalata attraverso un cavidotto interrato ci circa 2 km che correrebbe lungo la Geodetica per allacciarsi a una cabina Enel a Montegemoli. Per l'imitare l'impatto sull'ambiente i pannelli sarebbero installati senza l'utilizzo di cemento, bensì con delle viti elicoidali zincate che saranna fissate direttamente sul terreno. Quanto alle perplessità sollevate dagli uffici regionali, in fase di assoggettazione alla via, sul prelievo di acqua necessaria per ripulire i pannelli, l'azienda fuga ogni dubbio. «Non ci saranno emungimenti di acqua - ha spiegato Massimo Balsini - per la pulitura sarà utilizzata l'acqua piovana».
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