Sicurezza
Matteo: il nostro è uno sport, venite a vedere
«Siamo ambientalisti non guerrafondai»
Stefano Taglione
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CAPOLIVERI. «La guerra simulata migliora il rapporto con la natura e non istiga assolutamente alla violenza». Sulla gara di Soft Air che si disputerà a Capoliveri intervengono anche gli attori principali, coloro che la battaglia la combattono sul campo. A parlare è Matteo Covitto, 26 anni, fra i veterani delle Api di Mare visto che è con loro dal 2001. «Chi ci accusa di istigare violenza - afferma - non è mai stato su un campo di gioco. In dieci anni non mi sono mai fatto un nemico. Anzi ho solo stretto nuove amicizie al contrario di quanto succedeva giocando a calcio». E chi li accusa di non rispettare l'ambiente? Per Matteo si sbaglia. «Non usiamo mica cartucce di piombo - aggiunge - ma dei "pallini" biodegradabili, con zero impatto ambientale. Amiamo la natura. Il Soft Air si basa molto sul trekking e l'orienteering e questo ci fa stare a stretto contatto con l'ambiente». Di certo il nome della gara, chiamata "Operazione Brassard", ha sollevato un polverone che non ha certo accresciuto la simpatia di questo sport. «Questo nome - scrive sul web Valerio Battistini, membro dell'organizzazione - è stato scelto proprio per la sua importanza storica e per il legame che ha con questa terra. Eravamo ben consapevoli sia del fastidio che avrebbe procurato a pacifisti, moralisti e ignoranti sia delle critiche che da essi sarebbero scaturite. In ogni caso il nostro obiettivo è anche sensibilizzare le amministrazioni a questo riguardo, in modo che i più giovani possano comprendere ciò che i loro nonni hanno vissuto durante quegli anni». La manifestazione porterà a Capoliveri circa 250 persone fra giocatori e famiglie. «E' doveroso ringraziare tutti - continua Matteo Covitto - in particolar modo amministratori, albergatori e ristoratori. Ci stanno dando un grossa mano e sono sicuro della buona riuscita della manifestazione. Non dimentichiamoci che anche altri Comuni vorrebbero organizzare eventi simili a questo». Infine, un consiglio a chi li addita come guerrafondai. «Vorrei che queste persone - conclude Covitto - passassero una domenica insieme a noi. Sarebbero i benvenuti e li mostreremo che cosa facciamo. Si ricrederanno».
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