La protesta
Ma i cittadini continueranno a pagare il contributo di bonifica anche senza la garanzia degli interventi
Crisi Unione, stop a 5 milioni di lavori
Valentina Landucci
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Uno dei cantieri per la manutenzione dei fossi Decine i cantieri che verranno chiusi con lo scioglimento dell'ente
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PORTOFERRAIO. Il primo effetto della chiusura dell'Unione dei Comuni sarà la sospensione di decine di cantieri per oltre 5 milioni e 300 mila euro di opere pubbliche, perlopiù su fossi e canali. Ma anche con lo stop agli interventi i cittadini elbani continueranno a pagare il contributo di bonifica, senza alcuna certezza sulla possibilità di ottenere benefici a seguito del pagamento. A pochi giorni dal confronto tra Comuni e Regione sul futuro dell'Unione, dal quale è emersa l'intenzione di andare allo scioglimento dell'ente, abbiamo cercato di capire gli effetti di una decisione di questo tipo che, secondo alcuni, rischia di trasformarsi in un danno erariale. Ne è convinto Sauro Rocchi, ex presidente dell'Unione. Ma non è il solo a pensarla così. Anche il personale dell'ente sta preparando una lettera indirizzata alla Corte dei Conti per denunciare i rischi connessi alla chiusura. Stop ai lavori. Se l'ex Comunità montana chiuderà i battenti saranno sospesi fino a data da destinarsi i lavori in corso. Attualmente 5 milioni e 300 mila euro di opere appaltate nella stragrande maggioranza a ditte locali che non solo non avrebbero più lavoro ma non verrebbero neppure pagate dall'ente, con il rischio che gli interventi si trasformino in contenziosi giudiziari. Inutile dire che salterebbe il progetto del canile comprensoriale e qualche problema potrebbe crearsi anche per il frantoio. L'Unione attiva, ogni anno, mediamente 5 milioni di euro di opere pubbliche legate alla bonifica ma anche a progetti sulla manutenzione dei sentieri, la promozione turistica e dell'immagine del territorio. Inoltre si occupa di forestazione, protezione civile, servizio anticendio. Senza più Unione tutte le competenze passerebbero in blocco alla Provincia e verrebbero quindi gestite dall'esterno. In altre parole il centro decisionale, l'interfaccia istituzionale di una serie di funzioni con tutti i finanziamenti ad esse collegati si trasferirebbe da Portoferraio a Livorno. La bonifica. Non secondario, poi, il fatto che la chiusura dell'ente non si tradurrà nella sospensione dei pagamenti del contributo di bonifica (riscosso dall'Unione): le bollette continueranno ad arrivare. Ma chi si farà carico della realizzazione dei lavori se non ci sarà più un ufficio di progettazione e di gestione degli appalti? I debiti. L'effetto chiusura rischia poi di essere un boomerang economico per i Comuni che dovrebbero farsi carico dei debiti (o presunti tali) dell'ente: sostanzialmente le partite aperte con Asa e quelle relative al lodo Cigri. La vicenda è complessa: nelle casse dell'Unione mancano all'appello circa 2 milioni di euro, il valore degli impianti realizzati per il servizio idrico e oggi gestiti da Asa che tuttavia non avrebbe pagato all'ex Comunità montana il valore di quegli impianti. Non solo: la decisione dell'ente di uscire dal Consorzio Cigri (che si occupava appunto del servizio idrico) non è stata mai remunerata. E' cioè un'altra partita aperta per la quale l'attuale Unione avrebbe dovuto riscuotere oltre un milione di euro. Ma questo non si è mai verificato. Con il risultato che mancano all'appello, nei bilanci dell'Unione, parecchie centinaia di migliaia di euro. Una patata bollente che si troverebbero a gestire i Comuni, magari a colpi di decreti ingiuntivi. Il personale. Da capire anche che fine faranno i 40 dipendenti dell'ente. Le norme prevedono un passaggio in blocco del personale alla Provincia. Ma viste le cattive acque in cui naviga l'Unione alcuni di loro hanno già deciso di levare le tende e, con l'attivazione di una procedura di mobilità, se ne sono andati. «Una perdita di professionalità - afferma Rocchi - che aggrava un quadro generale già critico». Danno erariale. Rocchi non ha dubbi: chiudere l'Unione significa provocare un danno erariale anche alla luce dello stop ai cantieri e della perdita dei finanziamenti a fondo perduto con i quali l'ente gestisce le proprie attività. «Rimango convinto - afferma - che quelli che vengono definiti come debiti siano crediti che l'Unione vanta, anzitutto nei confronti di Asa. La questione finanziaria, quindi, non è il vero problema. Qui si tratta di fare chiarezza: cosa vogliono i Comuni? Questi signori devono dirlo chiaramente che si tratta di un problema politico».
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