Il Tirreno

Bioarchitettura per case a misura d'uomo

Cecilia Cecchi
L’architetto piombinese Guelfo Tagliaferro
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L’architetto piombinese Guelfo Tagliaferro

Tagliaferro nel direttivo nazionale: l'obiettivo è l'ecosostenibilità

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 PIOMBINO. Più che un riconoscimento del buon lavoro, per l'architetto piombinese Guelfo Tagliaferro vale la forza del suo impegno, che funziona nella realtà di tutti i giorni.  L'assemblea generale dell'Istituto nazionale di bioarchitettura ha eletto - a Roma - il nuovo direttivo nazionale (in carica per tre anni).  Riconfermati il presidente uscente Erminio Redaelli (da Lecco) e l'attuale tesoriere, appunto Tagliaferro: «L'Istituto - ricorda - è nato nel 1990 a Bolzano per iniziativa di un gruppo di architetti già orientati alla sensibilità mittel-europea: il valore della risposta culturale e scientifica alle problematiche ambientali per una progettazione sostenibile e una migliore qualità della vita».  Per questo l'iscrizione è riservata a qualunque laureato «che abbia a cuore - spiega Tagliaferro - questi temi, che diventano operativi su tutti i fronti per l'interdisciplinarietà». Certo gli architetti sono la maggior parte. «Circa 2000 in tutta Italia - conferma - organizzati in oltre 40 sezioni provinciali. Poi ingegneri ma anche avvocati, biologi, agronomi, geologi. A rappresentare la visione che noi diamo a tutto tondo, pensando alla qualità generale della vita. In bioarchitettura ci sono per forza aspetti seguiti dal biologo o dal medico - prosegue - ad esempio per l'inquinamento indoor dovuto a vernici o muffe oppure il fumo delle sigarette. Per tanti anni ci sono stati in uso anche elementi di arredo inquinanti, contenenti ad esempio la formaldeide».  Fino a qualche anno fa eravate un po' pionieri...  «Vero - dice l'architetto - seguendo questi temi, la maggior parte dei colleghi ci vedeva come utopisti. Oggi coi decreti per il risparmio energetico è cambiato tutto... però è nata anche un po' di confusione. L'ecosostenibilità è il risparmio delle risorse, ma non si deve dimenticare un altro aspetto importante: la biocompatibilità. Semplificando molto? Compatibilità con la vita, la salubrità».  «L'Istituto - aggiunge - fa in modo che non si perdano di vista i diversi aspetti, mai da mettere in secondo piano: la qualità architettonica di un progetto è valida solo se la persona, vivendoci, ci sta bene. Siamo abituati ormai a valutare gli studi su immagini fotografiche, quando in realtà sono le percezioni sensoriali il metodo giusto di apprezzamento. Quando un corpo sociale vive bene un quartiere - dice ancora - quello è progettato nel modo giusto non solo esteticamente, ma dal punto di vista della tranquillità; è sano, usufruibile liberamente. Chi si rifà ai nostri concetti aggiunge parametri che nella scuola, fino a pochi anni fa, non erano presi in considerazione. Come lo sfruttamento degli elementi naturali, l'energia dal sole o dal vento: è come tornare alle origini, utilizzando la tecnologia moderna. Abbiamo lavorato molto per la formazione - sottolinea - e vorremmo essere più incisivi nell'aiutare le amministrazioni nelle scelte culturalmente corrette».

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