La protesta
Vigili del fuoco, una vita sempre all'erta
Francesca Lenzi
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Il caposquadra Marco Cappelli e i pompieri su un mezzo in partenza per un interventoUna giornata in caserma tra soccorsi, addestramento e il turno in cucina
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PIOMBINO. Li vediamo sul camion. Li guardiamo in alto su una scala. Li immaginiamo impegnati a spegnere un incendio. Ma chi sono davvero i vigili del fuoco? Per rispondere a questa domanda, siamo stati al distaccamento piombinese, in viale Bachelet. Dalla mattina fino all'ora di cena. Trascorrendo con loro una giornata tipo, vita, costantemente all'erta, ma fatta anche di piccoli e grandi rituali, così simili a quelli di una normale famiglia. A dare il benvenuto all'entrata è Roy, meticcio di 11 anni. Una montagna marrone di pelo a guardia del reparto. Le squadre cambiano. Lui è sempre qua. A gironzolare nel piazzale o pronto all'evasione quando il turno del giorno è chiamato a un intervento. «Prima usciva dietro di noi - raccontano i pompieri piombinesi - Chiamati per un'emergenza non potevamo fermarci per riportarlo dentro. Allora gli urlavamo di rientrare. E lui, sensibile ai rimproveri, lo faceva. Ora ha imparato che il cancello resta aperto un minuto. Aspetta perciò che ci allontaniamo con il camion e poi scatta per uscire». Il programma. Alle 8 c'è lo scambio di consegne tra caposquadra. Si compila il servizio del turno successivo e si invia al comando centrale il personale in servizio. Oggi a Piombino è presente anche il perito del comando di Livorno, Paolo Ghelardi. Fino a mezzogiorno si effettuano i lavori interni: sistemazione della struttura, accasermamento, controllo automezzi. Autopompa serbatoio, autoscala, autobotte pompa, e veicoli più piccoli, devono essere pronti per partire. Sono cinque gli uomini in servizio. Sufficienti per una condizione ordinaria. Per tutto ciò che è straordinario si procede per gradi: raddoppiamenti turni, personale dai comandi vicini, e così via. Il caposquadra scrive i rapporti, un vigile è al computer, altri impegnati nei controlli dei mezzi. il monitor rimanda un salvaschermo con la scritta: "Sempre peggio...". L'intervento. A interrompere la routine è una chiamata: un anziano è rimasto chiuso fuori casa, in un condominio di via De Amicis. Si parte. Tutti. Le telefonate sono dirottate al centralino di Livorno, con il quale si resta in contatto radio. Arrivati non senza difficoltà (la strada è stretta e alcune auto parcheggiate male), si prova con la lastra, utile nel caso di chiusura senza mandata. La serratura è però difettosa, e si decide di passare dalla finestra, lasciata fortunatamente aperta. Scala a mano, Marco entra nell'appartamento e dopo pochi istanti apre la porta. Dopo dieci minuti dall'arrivo della squadra l'intervento è terminato. Giusto il tempo delle formalità (controllo documenti) e del ringraziamento devoto ("Grazie comandante") e rientriamo alla base. Vita in famiglia. È quasi l'ora di pranzo. Oggi tocca a Marco preparare da mangiare: risotto allo zafferano e salsiccia, involtini wurstel e sottiletta, verdure grigliate. Attorno al tavolo quadrato si mangia, si chiacchiera, si guarda il telegiornale, rispondendo prontamente a qualsiasi chiamata. Se il piano terra è adibito a uffici e locale per gli armadietti, il secondo piano è l'ambiente domestico: salendo le scale si vede subito il classico palo; lungo il corridoio, le camere. Più avanti la palestra. Fuori la cucina, il grande salone: angolo bar, biliardino, sala da pranzo, salottino. 24 ore insieme, sempre gli stessi, o quasi. La squadra diventa una famiglia. «Vedo più loro della mi' moglie» è la frase tipica. Addestramento. Il pomeriggio è dedicato all'addestramento, fisico o teorico. All'esterno il castello di manovra è adatto per allenarsi e simulare un'emergenza. Oggi però è tempo di una lezione sulle sostanze pericolose. Saper leggere la scritta su un camion rovesciato, o riconoscere le caratteristiche di un composto, sono capacità fondamentali in caso di emergenza. Fine giornata. Sono quasi le 19 quando lasciamo il distaccamento. Qualcuno sta per fare palestra. Altri pensano alla cena. Non ci sono stati altri interventi. Oggi - dicono - è stata una giornata fortunata. Domani, magari, non sarà così. Ma è importante la certezza che di fronte a qualsiasi imprevisto saranno pronti ad agire. Non solo il caposquadra Cappelli, Roberto, Flavio, Marco e Riccardo, ma tutti gli uomini del reparto. Strette di mano, un saluto a Roy e l'ultimo sguardo verso l'enorme struttura di viale Bachelet. Verso la casa dei vigili del fuoco di Piombino.
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