Sicurezza
Maxi impianto eolico nell'area Lucchini Sei torri da 120 metri
◗
Un parco eolico di grosse dimensioni 3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Un parco eolico, nell'area industriale della Lucchini, in grado di produrre 38.700 Mwh all'anno, cioè di fornire energia per il fabbisogno domestico di 10mila famiglie. E' quanto si propone di realizzare la Fera (Fabbrica energie rinnovabili alternative), nata nel 2001 a Milano e che oggi gestisce impianti in Liguria, Abruzzo, Sicilia ed a Santa Luce in Toscana. Per il progetto piombinese la Fera ha già avviato le procedure di Valutazione dell'impatto ambientale. Il progetto, che prevede un investimento di 38 milioni di euro, è stato illustrato dai tecnici della società nel corso di un'assemblea pubblica che si è svolta lunedì sera nella saletta rossa del Comune. Il progetto prevede sei torri eoliche, alte 120 metri e con pale di 100-110 metri di diametro, in una zona demaniale in concessione alla Lucchini fino al 2012, immediatamente a ridosso del Treno medio piccolo, a monte della spiaggia del Quagliodromo. Ciascuna torre avrebbe una potenza di 3 Mw. «Lo progetto su Piombino - spiega il direttore tecnico della società milanese Luigi Pennisi - è stato già presentato nel 2007 alle autorità locali, a Legambiente e al Wwf. Oggi disponiamo di 5 anni di studi sul vento e di 2 anni di studi sull'avifauna. Fu lo stesso referente del Wwf, Paolo Politi, a indicarci l'area, sufficientemente lontana dall'Oasi del Orti-Botagone, come una poche adatte ad ospitare l'eolico». Si tratta in effetti di un'area industriale degradata, non utilizzata dalla Lucchini e sulla quale non gravano progetti di sviluppo industriale. «E' nostra intenzione riqualificarla - sostiene Pennisi - con un impianto per la produzione di energia pulita, che occupa tra l'altro spazi relativi, circa la metà rispetto al fotovoltaico per ogni Kw installato». La Fera ha già avuto contatti con la Lucchini, che non sembra interessata a richiedere una proroga della concessione, anche in vista delle bonifiche da effettuare su terreni e falda. Progetti sui quali le industrie del territorio sono chiamate a contribuire in ragione degli spazi occupati. Ma proprio il fatto che i terreni si trovano nel perimetro del Sin (Sito di interesse nazionale da bonificare) potrebbe costituire un ostacolo al piano Fera. Solo il Comune, infatti, può intervenire nel perimetro del Sin senza l'obbligo di partecipare finanziariamente al progetto Mise (il sistema di palacolature previsto per mettere in sicurezza la falda). «Il nostro progetto però - spiega ancora Pennisi - non interferisce sulle bonifiche. Abbiano fatto eseguire la caratterizzazione dei terreni, che non sono inquinati perché mai interessati alla produzione siderurgica». I progetti per le energie alternative godono già di una corsia privilegiata in quanto opere di interesse pubblico, ma in questo caso, la Fera non potrebbe intervenire senza assumersi l'onere di partecipare anche al Mise, un costo che potrebbe rendere economicamente non sostenibile il parco eolico. «La situazione potrebbe cambiare - spiega Pennisi - nel caso di una revisione della legge o se il Comune acquisisse l'area per ricederla». Un'impresa a rischio, quella dell'azienda milanese, che sta spendendo per la progettazione richiesta dalla Via senza avere certezza di realizzare l'impianto, visto che l'area potrebbe essere affidata di nuovo in concessione solo con una gara pubblica. «Noi crediamo in questo progetto - afferma però il dirigente dell'azienda - ed abbiamo intenzione di andare avanti. Nel caso dovesse essere un'altra società ad aggiudicarsi la concessione, sarebbe comunque tenuta a rifonderci i costi sostenuti per la Valutazione dell'impatto ambientale». L'idea di realizzare il maxi eolico nell'area industriale non dispiace affatto all'assessore all'ambiente Marco Chiarei. «L'aspetto principale è quello dell'impatto sull'avifauna, mentre mi pare in secondo piano quello paesaggistico. Siamo nel perimetro Sin, dove solo l'intervento pubblico può essere fatto in deroga al Mise. A parte che, insieme a Provincia e Regione abbiamo già chiesto al ministero la riduzione dell'area da palancolare, in linea di principio siamo anche disponibili a valutare il progetto come opera pubblica, magari in un project financing, mi piacerebbe anche ricorrendo all'azionariato popolare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
