Il Tirreno

Le storie dei pompieri: qualcuno ha sognato questo lavoro fin da piccolo, altri ci sono arrivati per caso

Duri e orgogliosi ma dal cuore tenero «In certe situazioni si soffre da morire»

Duri e orgogliosi ma dal cuore tenero «In certe situazioni si soffre da morire»

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PIOMBINO. Marco, Roberto, Flavio, Marco, e il volontario Riccardo. È la squadra C dei pompieri di Piombino. Cinque volti, cinque storie, che spesso si sovrappongono per motivazioni, percorsi, emozioni. Marco Cappelli è il caposquadra. Livornese di 48 anni, moglie e due figlie, è a Piombino dal 2008. Sono 23 anni che fa questo lavoro. «La figura del vigile del fuoco mi ha sempre affascinato - spiega - Ho avuto poi l'occasione di fare il militare nel Corpo e l'ho conosciuto ancor di più. Entrarci è stato un traguardo».  A Marco, come caposquadra, spetta la stesura delle relazioni sugli interventi e il coordinamento della squadra. «Ho notevoli responsabilità, nell'organizzazione delle persone e nel carico decisionale. Il mio lavoro mi piace perché è sempre diverso, e c'è sempre un motivo per stare all'erta».  Roberto Guerrieri, 40 anni, originario di Volterra, è venturinese di adozione. Da sei mesi è al distaccamento di Piombino. Anche lui, da piccolo, ha subìto il fascino del pompiere. «Credo di aver sempre desiderato di diventare vigile del fuoco - afferma - Provo un grande orgoglio per quello che faccio. Mi piace la considerazione che la gente ha di noi, il fatto che ci veda sempre positivamente. La mattina sono felice di alzarmi per venire al lavoro».  Flavio Batistoni, 46 anni, è piombinese. Vigile del fuoco dal 1991, ha una storia diversa: non è stata l'attrazione per la figura del pompiere a guidarlo nella scelta, arrivata invece per caso, partecipando a un concorso pubblico. «È vero, ma ho subito amato questo lavoro - sostiene sicuro - Mi piace tantissimo poter aiutare il prossimo, sentirmi utile».  Non sono tutti positivi gli aspetti di un lavoro che talvolta pone di fronte ad eventi drammatici e con un forte carico di emozioni. Come nel caso del terremoto in Abruzzo, dove è stato anche il distaccamento piombinese. «Lì mi sono sentito inutile - racconta Flavio - Certo, abbiamo aiutato i sopravvissuti, e il rapporto con la popolazione è stato bellissimo. L'aria però era intollerabile, lo scenario di distruzione davanti ai nostri occhi difficile da sostenere».  Anche Marco Del Sarto è piombinese, ha 41 anni, separato con due figli. Dal 1997 vigile del fuoco, specializzato Saf (speleo alpinista fluviale), Nbcr (nucleare, batteriologico, chimico, radiologico) e Tpss (trattamento di 1º soccorso e defibrillazione). «Al lavoro vengo con soddisfazione - spiega - Adoro aiutare le persone». Anche Marco pensa però ai momenti in cui il proprio lavoro diventa quasi insopportabile. «Ogni volta che c'è un bambino coinvolto, oppure quando in un incidente stradale, accanto a una persona che non ce l'ha fatta, c'è il volto disperato di un parente. Scatta l'empatia e soffri con loro».  I vigili del fuoco di Piombino sono intervenuti anche nell'incidente di Donoratico del 23 settembre, dove morirono due bimbi con i nonni. «Quel giorno ero di servizio all'Elba - racconta Marco - Ho però vissuto la tragedia attraverso i miei compagni, e quando sono tornato a casa ho abbracciato ancora più forte i miei figli».  Riccardo Buselli, piombinese di 35 anni, fa l'elettricista alle acciaierie. Dal 2004 è vigile del fuoco "discontinuo". «È una vocazione - afferma - Mi pagano, ma verrei anche gratis». Perché non provare a diventare permanente allora? «Non sono più così giovane. Anche se riuscissi a vincere un concorso dovrei stare parecchi anni lontano da casa».

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di Redazione web