Il Tirreno

650mila euro da dare al fisco dopo una vita di lavoro e di enormi sacrifici

Luca Centini
Il capannone dove si realizzano i prodotti del panificio venturinese La Pagnotta; a destra uno dei titolari, Gianluca Grieco
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Il capannone dove si realizzano i prodotti del panificio venturinese La Pagnotta; a destra uno dei titolari, Gianluca Grieco

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 VENTURINA. «Forse, tra una ventina d'anni, ripartiremo da zero». Gianluca Grieco e Laura Volpi fanno fatica a pensare al futuro. Una coppia unita, sia nel privato che nel lavoro. Una coppia serena, almeno fino a un anno fa. Fino a quando il crac Donati è esploso, spazzando via le certezze che i due venturinesi si erano guadagnati giorno dopo giorno.  Gianluca e Laura hanno iniziato l'attività da quasi vent'anni. Gestiscono il panificio "La Pagnotta" a Venturina. Prima un semplice forno, poi, dal 2007, un attività allargata con il supporto di un capannone nella zona artigianale. Doveva essere l'investimento della vita, quello che serviva per fare il salto di qualità.  Nel settembre del 2009, però, il mondo che si erano costruiti è andato in frantumi. I tre soci del panificio - la società è completata infatti dalla mamma di Laura, Edi Barontini - hanno scoperto di essere vittime del meccanismo messo in piedi dallo studio di consulenza fiscale Donati Sas, per il quale il Tribunale ha emesso una sentenza di fallimento lo scorso dicembre.  Riccardo Donati, il loro consulente di fiducia, si occupava della denuncia dei redditi, prendeva i soldi delle loro tasse che poi ometteva di versare. Il buco, in pochi anni, ha assunto dimensioni enormi, 650mila euro che Gianluca e Laura, in un modo o nell'altro, dovranno restituire al fisco. "La Pagnotta", tra tutte le aziende vittime del crac, è quella che ha riportato le ferite più gravi.  Gianluca Grieco, faccia pulita e modi gentili, dopo un anno dall'esplosione del caso Donati che ha coinvolto circa duecento contribuenti della zona, ha ancora gli occhi increduli. Come se non si rendesse conto di quello che gli è accaduto. Fu lui, un giorno di settembre, a prendere la macchina per "rastrellare" gli uffici piombinesi, dopo giorni di voci pressanti e veleni che ormai giravano in paese. E quello che vide, tra scoperti bancari, sanzioni e rateizzazioni non autorizzate, non gli piacque affatto. «Non ci volevo credere - racconta Gianluca - le voci giravano da giorni, ma una cosa del genere non me la sarei mai aspettata. Donati era uno di casa, ci fidavamo ciecamente di lui. Era già il nostro consulente quando comprammo il forno nel '98. In quell'occasione conobbe Stefano Lotti, che curava gli interessi dei venditori del fondo. Poi sono diventati soci in affari. Fu lo stesso Donati a consigliarci di investire sul capannone. Prendevamo nuovi clienti, lavoravamo da matti, ma non riuscivamo a ingranare. Ora abbiamo capito il perché».  La situazione del crac resta in fase interlocutoria, in attesa del pronunciamento del tribunale che sta esaminando la posizione del socio accomandatario Stefano Lotti. In estate i creditori hanno infatti avanzato un'istanza per l'estensione del crac della società anche al professionista livornese dichiarandone il fallimento in proprio. «Seguiamo da vicino gli sviluppi - commenta Grieco - ma le speranze di ottenere un risarcimento sono scarse».  I soci del panificio hanno intrapreso il percorso pianificato dal comitato e dalle istituzioni, ottenendo la suddivisione del pagamento in 72 rate e la sospensione delle sanzioni. «Tenevamo tutte le ricevute, non abbiamo avuto difficoltà a documentare i versamenti effettuati - spiega Grieco - so di altri che invece hanno avuto problemi. Tante persone sono state fregate, ma dalle banche e dalla politica, dopo le buone intenzioni iniziali, gli aiuti sperati non sono arrivati».  Trovarsi a dover tamponare un debito col fisco da 650mila euro guarderebbe in faccia chiunque. Di punto in bianco quello che avevi accumulato con fatica ti viene strappato. «Non abbiamo più niente di nostro - spiega amaramente Laura Volpi - c'è un'ipoteca sul capannone, sulla nostra casa e su quella dei genitori. In più siamo stati costretti ad aprire un mutuo per far fronte a rate troppo pesanti. Andiamo avanti solo perché lavoriamo tanto. L'unica nota lieta di tutta questa storia è la generosità di Coop, dei clienti e dei fornitori di sempre. Non ci hanno voltato le spalle, sono stati solidali. Grazie a loro siamo sempre a galla».  Ma restare a galla, per un panificio con 650mila euro di tasse non pagate, significa lavorare per nulla. E per una coppia una situazione del genere rende complicata qualunque scelta. «Siamo bloccati in tutto, la nostra vita è bloccata - racconta Silvia - riparare una tettoia può essere inaccessibile, prima di comprare un vestito ci pensi mille volte. Di ferie non ne parliamo neanche. Ogni scelta, anche la più piccola, deve essere ponderata. E prendere le decisioni personali più importanti, come avere un figlio, non è più alla nostra portata. Viviamo per lavorare, lavoriamo per rimediare a sbagli che non abbiamo commesso. Per anni sarà così, ma non è facile accettarlo».

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di Redazione web