Sicurezza
Un mese in ospedale per colpa dei mufloni
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Un branco di mufloni L'ingegnere travolto alle Casine racconta la sua disavventura
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MARCIANA. E' rientrato a casa da pochi giorni, dopo circa un mese trascorso in ospedale a causa delle fratture e dei traumi riportati nell'incidente che ha coinvolto lui e la figlia nella notte tra il 21 e il 22 settembre scorsi. L'ingegner Luciano Fantoni, 65 anni, era in moto insieme alla figlia di 23. Stavano tornando a casa da Marciana Marina (dove la moglie di Fantoni è proprietaria di un locale) quando sono stati investiti - in località Casine - da un branco di mufloni. Solo grazie all'intervento di un gruppo di ragazzi, sopraggiunti sul luogo dell'incidente, sono stati soccorsi. «L'incidente non è avvenuto perché io avrei perso il controllo della moto cercando di evitare i mufloni - precisa Fantoni - è avvenuto circa a metà di un rettilineo piuttosto lungo: se i mufloni fossero stati già presenti sulla sede stradale alla mia uscita dalla curva precedente, avrei potuto agevolmente evitarli, come avevo appena fatto prima della stessa curva con un branco di femmine, e decine di altre volte le notti precedenti, in presenza di animali in branco o isolati, anche cinghiali. In realtà, i mufloni, una dozzina di maschi adulti, sono sbucati improvvisamente dalla sinistra e mi hanno investito, non lasciandomi neppure il tempo di abbozzare una manovra per evitarli». L'impatto con uno degli animali è stato inevitabile e ha provocato a Fantoni la frattura del radio e la lussazione dell'ulna del braccio sinistro, e ancora la frattura di 9 costole, il bacino in 2 punti e la clavicola. «Il polmone sinistro si è perforato - racconta - e per diversi giorni entrambi i polmoni sono stati interessati da versamenti di sangue e siero, e sono stati ripetutamente drenati». Un politrauma grave da impatto che è costato a Fantoni un mese di ospedale e una delicata operazione al braccio fratturato al quale è stata applicata una placca di metallo. L'ingegnere, che ringrazia le tante persone che gli hanno dimostrato solidarietà, ancora soffre delle gravi conseguenze dello scontro, in parte permanenti. L'incidente ha provocato serie conseguenze anche alla figlia di Fantoni, sbalzata di sella e, a causa di abrasioni, ferite al volto e agli arti e un'emorragia alla milza (tutt'ora in via di guarigione), trattenuta in osservazione all'ospedale di Portoferraio per una decina di giorni. A distanza di oltre un mese all'accaduto, oltre ai problemi fisici, resta la rabbia. «Ho scelto di vivere all'Elba perché amo quest'isola e la sua natura - continua l'ingegnere - ma lo stato di degrado e abbandono, provocato anche dalla presenza di questi animali che non appartengono a questo territorio ma sono stati introdotti per un esperimento di cui si è perso il controllo, sta raggiungendo livelli non più tollerabili. Il dramma mio e di mia figlia, che ha sfiorato la tragedia, è solo la punta di un disagio ben più vasto e profondo che affligge la gran parte degli elbani: gli utenti delle strade, certamente, ma non dimentichiamo gli agricoltori, professionisti o semplici tenutari di orti e vigne, costretti loro malgrado a rinunciare alle proprie attività, con il triste risultato di degrado e di abbandono che è sotto gli occhi di tutti».
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