Italia
Per ridurre la spesa occorre mettere in funzione il Buraccio, ma non si sa ancora dove smaltire il cdr
Stangata da 600mila euro sui rifiuti
Valentina Landucci
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Sacchi di differenziata abbandonati in strada Li pagheranno i cittadini per non aver raccolto abbastanza differenziata
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PORTOFERRAIO. Un balzello di circa 20 euro l'anno. Ogni elbano, dai neonati agli ultra novantenni, lo paga ma non lo sa o non se ne accorge. Finisce nel calderone della tassa (o tariffa) dei rifiuti e, sommando le cifre sborsate da tutti i residenti, Comune per Comune, vale 611mila 774 euro l'anno. Molto più di quello che pagano i piombinesi o i livornesi. E' l'ecotassa, che gli elbani sono costretti a pagare perché le amministrazioni comunali non raggiungono i livelli di differenziata previsti dalla legge: il 45% del totale dei rifiuti prodotti quest'anno, il 65% a partire dal prossimo. Con una media di appena il 16% di raccolta differenziata sull'isola e una produzione pro capite di rifiuti tra le più alte in Toscana il risultato non poteva che essere una maxi sanzione. E il paradosso è che, investendo anche solo la metà dell'ecotassa nel servizio di raccolta di carta, vetro e plastica, forse l'Elba potrebbe vantare percentuali quanto meno in linea con quelle regionali (38,59%). I numeri. L'ammontare dell'ecotassa è calcolato annualmente dalla Regione sulla base di due parametri. Il primo è appunto la percentuale di differenziata raccolta: più è bassa più si paga. Il secondo è la quantità di rifiuti prodotta da ciascun cittadino ogni anno, calcolata in base alla popolazione effettiva cioè i residenti e le presenze turistiche "spalmate" su 12 mesi. Incrociando i due parametri viene fuori il costo dell'ecotassa che corrisponde a un tributo da pagare per ogni tonnellata di spazzatura che finisce in discarica perché non differenziata o perché non destinata a altre forme di recupero. All'Elba, dove i rifiuti non vengono valorizzati, cioè trasformati in compost o cdr (combustibile da rifiuti) da destinare all'incenerimento, la spazzatura finisce tutta a Rosignano: circa 27mila tonnellate all'anno per le quali gli isolani pagano - oltre al prezzo dello smaltimento, cioè 88 euro a tonnellata, e al costo del trasporto via mare e via terra - 611mila euro di ecotassa. Vie d'uscita. Cosa fare per non pagare più il fastidioso balzello? La strada più facile sarebbe quella di incrementare le percentuali di differenziata anche se, paradossalmente, la riduzione del rifiuto indifferenziato rischia di rendere antieconomica l'attivazione al Buraccio delle linee per la produzione di compost e cdr (già costate diversi milioni di euro ma mai entrate in funzione). L'alternativa sarebbe far partire la produzione di compost e cdr - potenziando al contempo la differenziata - allo scopo di abbattere il quantitativo di rifiuti destinati alla discarica e dunque il costo dell'ecotassa. La soluzione, tuttavia, potrà concretizzarsi solo a due condizioni. Un'intesa - che al momento sembra piuttosto lontana - tra i Comuni elbani sul funzionamento dell'impianto del Buraccio. Ma soprattutto una strategia a livello comprensoriale (sia provinciale che di ambito) per capire dove andare a bruciare il cdr del Buraccio. Oggi l'impianto è fermo ma se entrasse in funzione domani comunque i camion carichi di combustibile da rifiuti non saprebbero dove andare. Qualche anno fa ai sindaci elbani fu promesso che la spazzatura dell'isola avrebbe alimentato una terza linea di incenerimento dei rifiuti da costruire a Livorno. Ma al momento siamo ben lontani dal vedere la posa della prima pietra di quell'impianto. Dunque gli elbani non hanno scelta: continueranno a pagare l'ecotassa.
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