Sicurezza
Sparatoria di Riotorto, c'è un sospettato
Francesca Gori
◗
Il ristorante la Botteghina poco dopo la sparatoria nella quale restò ferito il titolare Accusato di due rapine, fu fermato vicino alla Botteghina
3 MINUTI DI LETTURA
RIOTORTO. Pietro Lanzone, l'uomo arrestato venerdì notte dai carabinieri di Follonica per le rapine all'Hotel Orchidea al bar Vecchia Aurelia, un'ora e mezzo prima della sparatoria al ristorante La Botteghina di Riotorto era lì. A poche centinaia di metri dal locale dove alle 22,30 un rapinatore a volto coperto è entrato e ha aperto il fuoco. Lanzone era stato fermato a Torre Mozza dai carabinieri di Venturina che gli avevano trovato addosso della droga. E sapevano che Lanzone, dopo la separazione, aveva acquistato una pistola. Chi ha fatto fuoco nel locale ha utilizzato una tecnica diversa da quella delle altre due rapine per le quali Lanzone è indagato. Alla Botteghina il rapinatore entrò con un passamontagna. Nelle due precedenti rapine invece Lanzone aveva agito a volto scoperto. Tanto da essere stato identificato dalle vittime. Per le due rapine di Follonica e Scarlino, l'ex muratore aveva già ricevuto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, che i carabinieri di Follonica hanno notificato venerdì notte durante l'arresto per lo scippo, avvenuto la sera stessa, sul viale Italia. In quell'occasione, Pietro Lanzone non era solo. Quando è stato fermato, in auto con lui c'era anche Angelo Marano, 38 anni. Finito in carcere insieme al complice per lo scippo avvenuto la sera stessa. Ieri il gip Marco Mezzaluna ha convalidato l'arresto dei due uomini. Pietro Lanzone (difeso dall'avvocato Francesco Nardini), dovrà rispondere delle due rapine a mano armata di qualche mese fa e di tre scippi. E dovrà spiegare che cosa ci facesse a Torre Mozza la sera della rapina alla Baracchina. Durante l'udienza di convalida, Pietro Lanzone e Angelo Marano (difeso dall'avvocato Davide Lera di Piombino), non hanno risposto. Ma è stato lo stesso Lanzone a raccontare ai carabinieri di Follonica, quando lo hanno fermato all'uscita nord dell'Aurelia, che la sera dell'ultimo scippo, si era incontrato con suo cugino Angelo Marano e insieme, dopo aver visto una donna camminare sul viale Italia con la borsa a tracolla, avevano deciso di rapinarla. I due non avevano soldi. E c'era da arrivare a Livorno, probabilmente per acquistare della droga che poi è stata trovata nelle scarpe di Pietro Lanzone. L'uomo è stato incastrato, oltre che dalla felpa a strisce che indossava quella sera (la stessa descritta dalle vittime delle rapine), anche da una ferita al ginocchio. Ferita che si era fatto scivolando in pineta dopo aver scippato l'impiegata follonichese. Era scappato a piedi. Un uomo che stava passeggiando sul viale Italia lo aveva visto portare via la borsa alla donna, e aveva cercato di fermarlo invano. Era riuscito a fare, però, vedere Lanzone salire sull'auto del cugino. La Renault Twingo che poi è stata fermata dai carabinieri all'uscita di Follonica nord, nel cuore della notte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
