Il Tirreno

Campagna di scavi, finanziata da privati a Vignale, in un’antica fattoria che ha ospitato viaggiatori per almeno 800 anni

Una stazione di posta romana sull'Aurelia

Katia Ghilli
Gli scavi nella zona di Vignale
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Gli scavi nella zona di Vignale

Gli archeologi dell'Università di Siena riportano alla luce "mansio" del II-III secolo dopo Cristo

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RIOTORTO. La campagna di scavi realizzata quest'anno dall'Università di Siena, alla quale ha preso parte anche un gruppo di ragazzi dell'Università di Verona, ha riportato alla luce una parte delle strutture dell'antica "mansio", punto di sosta per i viaggiatori per almeno 800 anni. Una scoperta che mette un punto fermo nel complicato puzzle di Vignale, un sito piccolo ma ricchissimo di storia. Una miscellanea di "uomini e cose", come s'intitola il progetto di ricerca, che dall'epoca post etrusca arriva fino ai nostri giorni. Il professor Enrico Zanini, direttore del Dipartimento di archeologia e storia delle arti all'Università di Siena, è «soddisfattissimo» degli scavi di quest'anno a Vignale. Pensare che doveva essere una semplice "ricognizione", invece l'intuito dei ricercatori e dei giovani aspiranti archeologi, attratti dalla possibilità di scoprire la "mansio", è stato ben ripagato. Quella riportata alla luce è stata la «metà della struttura - dice il professore - Ci siamo entrati dentro, accedendo dalla strada, abbiamo visto come funzionava, ne abbiamo rintracciato anche il porticato».  «Il primo nucleo di questa stazione di posta per i viaggiatori, situato lungo la via Aemilia Scauri - spiega Zanini - era costituito da una fattoria che poteva anche accogliere i viaggiatori. Siamo tra il III ed il II secolo a.C. Si trattava di una casa di circa 300mq, con 3-4 stanze aperte su un cortile».  «La mansio ha continuato a vivere anche nel I secolo a.C. - continua Zanini - Quest'anno abbiamo rintracciato gran parte di quest'opera, con muratura ricca, che probabilmente è da mettere in rapporto con le ville romane dell'Elba».  A mettere sulla buona strada i ricercatori è stato il rinvenimento di una moneta del 1864, epoca in cui si costruiva l'attuale via Aurelia, ed in particolare la via Regia Grossetana. «La terza fase di vita della mansio - continua Zanini - vede lo sviluppo nel I secolo d.C. di un nuovo edificio, che ingloba le strutture precedenti e si estende per circa mille mq. E' stato rinvenuto il pavimento, realizzato sulle strutture più antiche, ed anche il cortile.  Gli scavi di Vignale sono entrati di diritto nel patrimonio collettivo del quartiere. Sono stati visitati prima dai ragazzi delle scuole del paese e ieri dalla popolazione, in occasione di una presentazione pubblica condotta dall'università e dal ministero dei beni culturali. Le ricerche archeologiche sono finanziate da fondi extra università: il proprietario del terreno, la società Tenuta di Vignale ospita i ricercatori, così come partecipa anche il camping Pappasole. Unicoop Tirreno, attraverso dei buoni pasto, spendibili al negozio Incoop, permette il sostentamento dei ragazzi. Anche il Comune fa la sua parte, grazie all'impegno costante del quartiere e del suo presidente, Giuseppe Rinaldi.  Per il professor Zanini il fatto che il costo della ricerca di quest'anno, 20mila euro, sia assorbito dai privati «è un miracolo economico che dà un valore importante alla conoscenza e alla cultura del luogo». Nel corso delle prossime settimane, tutte le novità sulla "mansio" saranno pubblicate sul sito web www.uominiecoseavignale.it, in modo da conoscere tutti i dettagli di una ricerca partita nel 2001.

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