Sicurezza
In trecento davanti al liceo per un sit-in di protesta contro la riforma del ministro Gelmini
«Classi strapiene e tagli al personale, vogliono screditare la scuola pubblica»
Melisanda Massei Autunnali
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PIOMBINO. «Non solo per protestare: soprattutto per informare. Per questo siamo qui: perché non tutti sanno veramente cosa significhi questa riforma. Certo, sanno che ci sono dei tagli. Lo diciamo noi come sono stati fatti: nascono in maniera mirata per screditare la scuola pubblica, che in uno stato democratico è un ostacolo per chi vuole governare senza problemi». Ore 8,30: con l'esibizione degli Out ofgo ha inizio il sit-in organizzato dal collettivo studentesco Tre passi avanti. Sul retro del liceo di via della Pace gli studenti sono circa trecento: in grandissima parte frequentano i vari indirizzi del "Carducci", qualcuno proviene dall'Itc, altri, soprattutto ragazze, fanno parte dell'Ipsct "Ceccherelli". Piccolo gruppo dell'Iti. «L'affluenza è molto promettente - commenta Marco Di Pietro, uno dei rappresentanti del liceo - Qui nello spazio grande sembra di essere meno di quello che siamo. Siamo soddisfatti». Sul palco si alternano vari interventi. Parla Davide Gottini, uno dei rappresentanti degli studenti più grandi. Non è contro un ministro che protestiamo, dice: ma contro un sistema. «I problemi che riguardano il nostro liceo - dirà più tardi - non sono così evidenti come quelli che toccano altre scuole della Toscana e non solo. Però ci sono delle piccolezze che fanno pensare. Un esempio: nell'edificio abbiamo una sola spillatrice... e la carta igienica in bagno c'è da sorprendersi se la troviamo!». Poi le crepe sui muri, oppure, per quanto riguarda il personale, un bidello in meno, fattore che «impedisce - aggiunge Gottini - di entrare a scuola appena arriviamo, come facevamo negli anni scorsi, quando c'era più sorveglianza. Adesso dobbiamo aspettare fino al suono della campanella, anche un quarto d'ora, venti minuti, anche se piove. Capisco che è un problema minimo, ma senza dubbio è un disagio». Poi la sicurezza delle aule: «Già l'anno scorso - spiega Edoardo Ligioni, un altro rappresentante - c'erano classi fino a trenta persone, in stanze non adatte. Per accogliere la prima liceo linguistico è stato buttato giù un muro: in altri casi la situazione è rimasta invariata». Nostro compito, commentano i ragazzi, è tenere più alta possibile l'attenzione di tutti, e questo ripetono mentre sul palco allestito a ridosso dell'edificio si succedono Paolo Carnevali, Francesca Campinoti e la professoressa di lettere Lorenza Boninu, applauditi dai ragazzi di tutte le scuole presenti. Più tardi lasceranno il posto a un gruppo di musica reggae, che avrà il compito di concludere. «Il nostro istituto non è in grado di organizzare una manifestazione come questa - sottolinea una studentessa di terza Ipsct - Senza contare il fatto che noi non abbiamo neanche i professori dalla nostra parte. Eppure anche da noi non mancano i problemi, soprattutto gestionali: l'anno scorso avevamo votato un orario di cinque ore alla mattina con un rientro pomeridiano e il sabato di festa, e invece ci siamo ritrovati un orario di sei ore. E poi per una stessa materia ci capita di cambiare anche quattro insegnanti nel corso di un anno». «La nostra scuola dà molta importanza ai laboratori - aggiunge un allievo Iti - eppure, per effetto dei tagli, siamo costretti a rinunciarci: non abbiamo macchine e materiali. Tutto diventa teoria. Per non parlare dei tagli delle ore».
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