Attenzione
«Imprese, stipendi in pericolo»
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Gli impianti della Lucchini visti dal porto e, a sinistra, il segretario della Fiom Luciano GabrielliNelle imprese dell'indotto Lucchini, ma non solo, ora sono a rischio anche gli stipendi. Una situazione che sta preoccupando i sindacati, ai quali si stanno rivolgendo sia i lavoratori che alcuni piccoli imprenditori. La Lucchini continua a pagare le fatture scadute a 120 giorni, mentre le banche hanno generalmente ristretto i fidi concessi. In pericolo, già questo mese, sarebbero gli stipendi dei lavoratori di almeno tre ditte d'appalto
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PIOMBINO. Nelle imprese dell'indotto Lucchini, ma non solo, ora sono a rischio anche gli stipendi. Una situazione che sta preoccupando i sindacati, ai quali si stanno rivolgendo sia i lavoratori che alcuni piccoli imprenditori. La Lucchini continua a pagare le fatture scadute a 120 giorni, mentre le banche hanno generalmente ristretto i fidi concessi. In pericolo, già questo mese, sarebbero gli stipendi dei lavoratori di almeno tre ditte d'appalto.
Alla Fiom nomi per il momento non li fanno, per non aggiungere ulteriori difficoltà nei rapporti con le banche. Tuttavia circolano voci poco rassicuranti su un'impresa che occupa un centinaio di persone e su altre due di dimensioni più piccole (una cinquantina di dipendenti ciascuna). «Ma la situazione - commenta il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - va ben oltre l'indotto Lucchini. Ritardi o mancati pagamenti degli stipendi potrebbero estendersi ad altre 4-5 aziende metalmeccaniche, artigianali ed edili». La Regione ha messo a disposizione 5 milioni di euro, attraverso Fidi Toscana per sostenere il credito alle imprese. Nell'agosto scorso, quando la giunta regionale decise il provvedimento, si calcolava che lo scaduto del Gruppo Lucchini avesse superato i 20 milioni. «Qualche risultato l'impegno di Fidi Toscana lo ha già raggiunto», sostiene Gabrielli che riconosce l'impegno dell'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini per tentare di risolvere la vicenda. «Tuttavia - aggiunge - l'intervento della Regione non può sostituire tutto». L'indice è dunque puntato sulle banche. «Fino al 2008 - sostiene Gabrielli - hanno guadagnato anche con il sistema delle imprese, ma nelle difficoltà, anziché aiutare la ripresa, hanno stretto i cordoni della borsa. I fidi sono stati ristretti e molte aziende sono ora con l'acqua alla gola». Qualche segnale positivo sembra invece stia arrivando dalla Lucchini, che perlomeno si starebbe impegnando a pagare fatture scadute da tempo alle imprese in maggiore difficoltà. Ma, secondo il sindacato, c'è anche il problema dell'eccessivo frastagliamento dell'indotto, costituito anche da aziende in subappalto e da Associazioni temporanee d'impresa che alla fine non garantisce che i soldi arrivino fino all'ultimo anello del sistema. «Fondamentale è che il Gruppo Lucchini riesca ad arrivare presto ad un accordo con le banche - sostiene Grabrielli - altrimenti a novembre, se non si risolvono i problemi, le imprese non avranno più risorse per andare avanti». Gli investimenti in Lucchini sono fermi e anche le manutenzioni in questo periodo sarebbero ridotte allo stretto necessario.
Alla Fiom nomi per il momento non li fanno, per non aggiungere ulteriori difficoltà nei rapporti con le banche. Tuttavia circolano voci poco rassicuranti su un'impresa che occupa un centinaio di persone e su altre due di dimensioni più piccole (una cinquantina di dipendenti ciascuna). «Ma la situazione - commenta il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - va ben oltre l'indotto Lucchini. Ritardi o mancati pagamenti degli stipendi potrebbero estendersi ad altre 4-5 aziende metalmeccaniche, artigianali ed edili». La Regione ha messo a disposizione 5 milioni di euro, attraverso Fidi Toscana per sostenere il credito alle imprese. Nell'agosto scorso, quando la giunta regionale decise il provvedimento, si calcolava che lo scaduto del Gruppo Lucchini avesse superato i 20 milioni. «Qualche risultato l'impegno di Fidi Toscana lo ha già raggiunto», sostiene Gabrielli che riconosce l'impegno dell'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini per tentare di risolvere la vicenda. «Tuttavia - aggiunge - l'intervento della Regione non può sostituire tutto». L'indice è dunque puntato sulle banche. «Fino al 2008 - sostiene Gabrielli - hanno guadagnato anche con il sistema delle imprese, ma nelle difficoltà, anziché aiutare la ripresa, hanno stretto i cordoni della borsa. I fidi sono stati ristretti e molte aziende sono ora con l'acqua alla gola». Qualche segnale positivo sembra invece stia arrivando dalla Lucchini, che perlomeno si starebbe impegnando a pagare fatture scadute da tempo alle imprese in maggiore difficoltà. Ma, secondo il sindacato, c'è anche il problema dell'eccessivo frastagliamento dell'indotto, costituito anche da aziende in subappalto e da Associazioni temporanee d'impresa che alla fine non garantisce che i soldi arrivino fino all'ultimo anello del sistema. «Fondamentale è che il Gruppo Lucchini riesca ad arrivare presto ad un accordo con le banche - sostiene Grabrielli - altrimenti a novembre, se non si risolvono i problemi, le imprese non avranno più risorse per andare avanti». Gli investimenti in Lucchini sono fermi e anche le manutenzioni in questo periodo sarebbero ridotte allo stretto necessario.
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