Sicurezza
«Magona, efficienza da recuperare»
Giorgio Pasquinucci
L'amministratore delegato Nannipieri: situazione critica anche nel 2011
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PIOMBINO. In Magona non sono giorni facili per nessuno. Sindacati e lavoratori sono preoccupati per il futuro, i manager si trovano stretti tra la necessità di ridurre i costi, secondo le indicazioni di Arcelor-Mittal, e relazione industriali che si sono fatte più critiche dopo l'annuncio della cig. L'amministratore delegato Leandro Nanniperi appare dispiaciuto di alcuni strali che in questi giorni hanno avuto come bersaglio la Magona e torna a fare il punto. «La situazione di quest'ultimo trimestre è critica e ci sono incertezze anche sul primo trimestre 2011. La cassa integrazione dunque permarrà fino a che la situazione non sarà stabilizzata». La Magona ha la possibilità di utilizzare 13 settimane, che potrebbero diventare 16 con l'inizio del prossimo anno. La situazione è fluida, ma si calcola che siano una ventina i lavoratori che ogni giorno restano a casa. Anche le stime produttive del trimestre sono altrettanto fluide. Solo qualche giorno fa si parlava a 90mila tonnellate. «Anche questa ultima stima - afferma l'ad - potrebbe rivelarsi troppo ottimista». Gli investimenti. I sindacati, e non solo, hanno insistito molto sulla necessità di investire. Nannipieri ricorda che ad aprile è stata inaugurata la Zincatura 5, che ha avuto un costo di 45 milioni. «Il presidente Maurange è stato però chiaro. Gli investimenti si possono fare ricorrendo all'indebitamento o utilizzando il profitto. Mittal in questo momento non ritiene possibile ampliare il debito. Il Gruppo ha molte problematiche da affrontare. Si deve capire quando è il nostro turno. Siamo stati noi a mettere in campo il progetto dell'allargamento del Tandem e sfido i sindacati a dimostrare di averlo compreso prima». «Per il 2011 - prosegue Nannipieri - abbiamo tuttavia a disposizione 3 milioni per gli investimenti a cui si possono aggiungere altri 5 per progetti finalizzati alla diversificazione dei prodotti. E' più del doppio di quanto abbiamo avuto nel 2010 e cinque volte di più rispetto al 2009. Resta però il problema. Per chiedere investimenti bisogna dimostrare che possono dare profitti». La produzione. C'è, tra i sindacalisti, chi ha messo l'accento sulla necessità fare più volumi per equilibrare i costi fissi. «Farebbe piacere anche a noi - replica l'ad - Ma paradossalmente siamo riusciti a guadagnare di più quando abbiamo prodotto meno. Per mantenere quote di mercato si può decidere anche di perdere in redditività. Ma se il mercato continua a presentare prezzi in cui non riusciamo a stare con i nostri costi, nel tempo la situazione diventerebbe insostenibile». La concorrenza. «La concorrenza italiana è agguerrita», ribadisce l'ad di Magona. Si è detto in questi giorni che Riva e Marcegaglia riescono a fare prezzi molto più bassi. Ma la concorrenza più grossa viene dai paesi emergenti, soprattutto dalla Cina. «Le importazioni in Europa sono cresciute del 50% - sottolinea Nannipieri - ma ci domandiamo quali sono le condizioni di lavoro, i problemi d'inquinamento e gli stipendi della Cina? E' necessario armonizzare i modelli di produzione. Non dico di applicare misure protezionistiche, ma almeno rimuovere le condizioni di sfavore. In passato l'Europa ha adottato misure antidumpig per l'acciaio zincato, ma nessuno si è finora occupato del preverniciato. Nei campioni di quello cinese sono state ricontrate tracce di prodotti cancerogeni come il cromo 6, che noi abbiamo eliminato da anni. Le nostre vernici sono tutte ecologiche. Sarebbe bene che qualche politico europeo se ne occupasse». L'energia. «La Magona - spiega Nanniperi - spende 11 milioni all'anno per l'energia. Se lo stabilimento fosse in Belgio, in Francia o in Lussemburgo il costo si ridurrebbe a 5-6 milioni. Si possono fare risparmi energetici e faremo investimenti in questa direzione. Abbiamo pensato di intallare pannelli fotovoltaici nei parcheggi, ma siccome siamo compresi nel Sin è difficile persino fare un forellino. Abbiamo anche contatti con un'azienda per installate pannelli sui capannoni, ma i benefici saranno lievi. Chiederemo al Gruppo di aiutarci, mettendo il suo peso nella ricontrattazione dei prezzi con i fornitori europei di energia, ma sarebbe necessario anche un intervento del governo italiano». La produttività. «Abbiano anche un problema di produttività e flessibilità - sostiene l'ad. I conti dello stabilimento di Avellino sono migliori di quelli di Piombino. Qui l'assenteismo è del 5% contro una media del gruppo del 3%. Ad Avellino siamo addirittura sotto il 3%. Credo che ci siano spazi per recuperare efficienza». Gli impianti. «Abbiamo compiuto uno sforzo per rendere efficienti gli impianti e sulle manutenzioni si è parlato a caso: non è vero che siano diminuite, anche se dobbiamo avere un occhio ai costi». Ma soprattutto a Nanniperi non sono andate giù le cose dette sulla Zincatura 5. «Se confrontiamo i risultati ottenuti, ci si può rendere conto che la 5 ha già dato migliori risultati di quanto nel periodo di avviamento aveva dato la 4». L'occupazione. L'ultima amarezza Nanniperi la conserva per il mancato riconoscimento degli sforzi fatti per mantenere l'occupazione. «Abbiamo mantenuto sei giovani interinali, per altri tre abbiamo trovato una soluzione alla "Toscana impianti", stiamo cercando soluzioni per altri quattro. Non mi si può chiedere assunzioni quando sono costretto a ricorrere alla cig».
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