Il Tirreno

Esa, contenzioso milionario con i Comuni

Giovanni Frangioni
◗
Giovanni Frangioni

Frangioni sul caso Buraccio: i sindaci sapevano dell'aumento dei costi

3 MINUTI DI LETTURA





 PORTOFERRAIO. Nero su bianco ci sono già più di 2milioni e 500 mila euro. Debiti dei Comuni nei confronti di Esa che, a ciascuna delle amministrazioni, ha inviato decreti ingiuntivi per la riscossione delle cifre legate a servizi non pagati. Inadempienze di cui non è responsabile solo Porto Azzurro (che ha un debito complessivo nei confronti di Esa di 2 milioni e 300mia euro comprese le cifre già contestate con decreto). Ma anche Marciana, Rio Marina e Campo. E i decreti ingiuntivi riguardano solo una parte dei soldi che mancano all'appello nel bilancio di Esa che rischia di chiudere se i Comuni non pagano.  A tirare le somme di quanto sta accadendo in Esa è il presidente della società, Giovanni Frangioni. A fronte di un bilancio sostanziamente sano (il consuntivo 2009 si è chiuso con un utile di oltre 90mila euro) le cifre iscritte tra i crediti da riscuotere dai Comuni cominciano a farsi preoccupanti.  «Campo e Rio Marina - spiega Frangioni - si sono dimostrati disponibili a risolvere le proprie situazioni. Più difficile la situazione con Marciana e purtroppo in stallo quella con Porto Azzurro. La soluzione che abbiamo ipotizzato è quella di andare verso una transazione perché attendere l'esito del procedimento giudiziario aperto con questi Comuni significa aspettare anni».  Il problema dei conti si affianca, in questi gironi, a quello della gestione della raccolta differenziata che, con la chiusura del Buraccio, ha visto i costi di conferimento agli impianti per il riciclaggio salire alle stelle. «I Comuni erano a conoscenza di questo rischio - spiega Frangioni - ho scritto loro prima della chiusura del Buraccio spiegando quali sarebbero state le conseguenze del provvedimento di Porto Azzurro, fondamentalmente un aumento dei costi che si ripercuoterà sulle tariffe». Cifre che Esa sta cercando di quantificare ma la cui portata non sarà secondaria: raccogliere la differenziata, compresi gli ingombranti, senza poter appoggiarsi a un centro di stoccaggio dei materiali significa caricare tutto su camion destinati al continente che, non potendo programmare gli interventi, spesso viaggiano semi vuoti. E la spesa aumenta.  Il caso Buraccio, peraltro, mette in evidenza i limiti del sistema della differenziata all'Elba. Criticità segnalate a più riprese da Frangioni che le ha sottoposto ai Comuni proponendo anche progetti comprensoriali di realizzazione del servizio. Ma a quelle ipotesi non sono mai arrivate risposte. «Intanto all'Elba mancano centri di raccolta - spiega il presidente di Esa - a parte Campo, Portoferraio e Marciana Marina gli altri Comuni sono senza stazioni ecologiche. Poi c'è un problema di investimenti da parte degli enti locali. Se vogliamo portare dal 9 al 30% la percentuale di differenziata Esa è in grado di fornire un servizio, programmare gli interventi, ma i Comuni devono finanziarli perché fare la differenziata ha un costo, peraltro neppure compensato dal conferimento dei materiali negli impianti di valorizzazione sulla base di un accordo penalizzate per i Comuni sottoscritto da Anci e Conai». Che fare allora? «Gli amministratori elbani - spiega Frangoni - devono capire cosa vogliono fare da grandi. Esa è disponibile a suggerire un percorso ma occorre riconoscere alla società il suo ruolo. Il costo della differenziata per un'isola è oggettivamente maggiore che altrove ed è giusto chiedere che venga applicato a un territorio come questo un trattamento diverso da altri. Ma la differenziazione deve essere chiesta dai sindaci sulla base di un progetto comune».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa