Il Tirreno

Allarme del sindaco Peria sulla stabilità dei conti di Esa: rischio fallimento

Caos rifiuti, pagheranno i cittadini

Valentina Landucci
Il centro di raccolta per la differenziata a Portoferraio
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Il centro di raccolta per la differenziata a Portoferraio

Col Buraccio chiuso aumentano le spese per la differenziata

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 PORTOFERRAIO. Elba fanalino di coda in Toscana per la raccolta differenziata. Tra carta, cartone, vetro, plastica, legno e ferro, oltre a tutti gli altri materiali destinati al riuso, gli otto Comuni dell'isola nel 2009 hanno raccolto poco più di 6 mila tonnellate. Cioè il 16,08% del totale dei rifiuti prodotti contro una media regionale del 38,59%. Niente di nuovo, verrebbe da dire. L'isola non ha mai brillato per la propria capacità di riciclare. Ma la chiusura dell'impianto per la differenziata al Buraccio da un lato e il contenzioso tra il Comune di Porto Azzurro e Esa dall'altro potrebbero peggiorare le cose. Anzi: le stanno peggiorando. L'unica certezza, infatti, è che a fare le spese della chiusura dell'impianto saranno i cittadini che dovranno sobbarcarsi anche i costi maggiori per il trasferimento in continente della differenziata, che dal primo ottobre non passa più da Porto Azzurro. Poi ci sono i rischi: anzitutto il fallimento di Esa.  I dati. Nella speciale classifica dei Comuni meno ricicloni dell'isola il primo posto spetta a Marciana che non raggiunge neppure il 9% di differenziata l'anno. Il Comune potrà consolarsi sapendo che in Toscana c'è chi ha fatto peggio: Marliana in provincia di Pistoia (6,85%) e Badia Tedalda (8,04%). Ma sono gli unici altri due casi a livello Regionale. Tranne le punte di Portoferraio (oltre il 27%), Capoliveri e Rio marina (poco sopra il 20) le altre situazioni elbane sono critiche e ben al di sotto dello standard regionale. Ogni residente sull'isola raccoglie al giorno appena 4 etti di differenziata ma contemporaneamente produce quasi tre chili di rifiuti contro una media regionale di 1,82 chili. Il dato è indubbiamente viziato dal quantitativo di rifiuti prodotti durante l'estate dai turisti e puntualmente pagati - in termini di raccolta e smaltimento - dagli elbani. Ma questo più che una consolazione è un altro motivo di rabbia perché all'Elba, diversamente da altri Comuni turistici «non è mai stato previsto - spiega il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria - un ticket ambientale per i vacanzieri, una sorta di risarcimento nei confronti del territorio».  Ma perché la differenziata all'Elba non funziona? «Perché le amministrazioni comunali non si organizzano - continua Peria - Portoferraio, da quando ha deciso di investire nella differenziata, ha aumentato notevolmente le proprie percentuali. Quest'anno dovremmo riuscire a raggiungere il 32%». Ma c'è anche un problema di costi. Una tonnellata di rifiuti destinati al riuso costa al cittadino quanto una tonnellata di indifferenziata in discarica: 168 euro. «Dobbiamo trasportare tutto sul traghetto - spiega Peria - e questo incide inevitabilmente sui costi. Per questo ritengo che la Regione Toscana dovrebbe sostenere le politiche per la differenziata all'Elba». Un primo passo, questo, per uscire dalla crisi che il sistema dei rifiuti isolano sta vivendo. Necessario ma non sufficiente. «Perché il sistema funzioni i sindaci devono andare d'accordo - continua Peria - anziché bloccare l'utilizzo di impianti comprensoriali. E poi servono educazione, infrastrutture e incentivi anche economici. Cose che su Portoferraio attiveremo con la stazione ecologica alle Antiche Saline».  Il caso Buraccio. La chiusura dell'impianto di Porto Azzurro è dunque l'ennesima difficoltà per l'Elba. Esa ha riorganizzato il sistema della differenziata alla luce dell'indisponibilità del Buraccio preventivando costi maggiori. Nel frattempo il Comune di Portoferraio ha incaricato un proprio legale per stabilire come ripristinare il servizio. «Dall'esame della situazione da parte dei nostri legali - spiega Peria - emerge che la posizione di Porto Azzurro non è sostenuta da alcuna norma di diritto, tanto che stiamo valutando anche in termini di eventuali danni le conseguenze del provvedimento. Auspico in ogni caso una soluzione tra colleghi della vicenda». Vicenda certamente più complicata di quanto appare. Il sindaco di Porto Azzurro ha chiuso il Buraccio perché al Comune non vengono pagate le royalies. Maurizio Papi ha atteso al lungo un chiarimento sul tema, rinviato più volte il provvedimento, drastico, adottato dal primo ottobre. Poi ha detto basta: le altre amministrazioni comunali devono pagare i 120mila euro l'anno che spettano a Porto Azzurro. Contemporaneamente, però, l'amministrazione longonese è in contenzioso con Esa: in basso ci sono oltre 2 milioni di euro che la società pretende dal Comune a pagamento dei servizi di raccolta e smaltimento effettuati. Non che Porto Azzurro non paghi Esa, piuttosto negli ultimi anni ha pagato meno del previsto: all'incirca 50 euro a tonnellata, sulla base di un vecchio contratto che, dieci anni fa prevedeva un costo di 110 lire per ogni chilo di rifiuti smaltito. Oggi il costo è più di tre volte più alto e la differenza - non riconosciuta da Porto Azzurro - ha fatto lievitare il contenzioso a oltre 2 milioni. «E' una situazione assurda - conclude Peria - che sta mettendo a Rischio la stessa sopravvivenza della società. Il quadro economico di Esa è tutt'altro che semplice. Se andiamo avanti così rischiamo di mettere a casa 80 persone».

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