Toscana
Magona, una fabbrica da salvare
Giorgio Pasquinucci
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La cerimonia dinaugurazione della Zincatura 5 della Magona avvenuta nella primavera scorsa Il sindaco: «Se Mittal non investe, necessario cercare soluzioni fuori dal Gruppo»
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PIOMBINO. L'attenzione sul futuro della Magona è massima. Ieri è stata pressoché totale l'adesione allo sciopero di tre ore a fine turno proclamato da Cgil, Cisl e Uilm. Ed ieri mattina i rappresentanti sindacali, insieme ad una delegazione di lavoratori, si sono incontrati nella sala consiliare con il sindaco Gianni Anselmi. Una scena che si è ripetuta spesso in questi due anni, dalla crisi Dalmine al caso Lucchini e, ora, ancora una volta per la Magona, nonostante la cura dimagrante all'occupazione dello stabilimento imposta in quest'ultimo anno con la mobilità incentivata e i prepensionamenti per l'amianto. C'è stato un repentino calo di ordinativi, il 35% in meno di quello che era stato preventivato. Sullo stabilimento grava uno squilibrio tra i costi e i ricavi. L'ultimo trimestre l'azienda prevede di lavorare 23mila tonnellate in meno: 90mila in tutto rispetto alle 113mila messe in programma. Il mercato non tira è i vertici di Arcelor-Mittal spingono per la riduzione dei costi. E il primo provvedimento è la cassa integrazione, scattata ieri. Ogni giorno resteranno, per il momento, fuori dalla fabbrica una ventina lavoratori, oltre quelli che hanno la possibilità di ricorrere alle ferie. Un meccanismo di solidarietà che, a rotazione, interesserà tutti i lavoratori a produzione, circa 380. Coinvolti anche gli impiegati che, oltre ad utilizzare i giorni di ferie che hanno a disposizione, faranno almeno un giorno al mese di cig. Ma a preoccupare di più sindacalisti e lavoratori è il futuro. Il ruolo che la Magona è in grado di giocare nel contesto della galassia Arcelor-Mittal, numero uno al mondo dell'acciaio. Lo ha detto chiaramente ieri il segretario della Fiom Luciano Gabrielli durante l'incontro col sindaco: «Anche se ci fosse una ripresa degli ordini la nostra preoccupazione rimarrebbe tale e quale». La Magona, secondo Gabrielli, ha le caratteristiche per stare sul mercato «ma il problema sono i volumi produttivi, senza i quali non si abbassano i costi fissi». Ma lo stabilimento piombinese soffre della concorrenza. Secondo dati in possesso dei sindacati, Riva e Marcegaglia (con lo stabilimento realizzato a Ravenna con il contributo anche di tanti tecnici che si sono formati in Magona), riescono a vendere coils zincati a 60 euro a tonnellata in meno rispetto a quelli di Piombino. C'è da chiedersi perché e quanto influisca essere parte di una grande multinazionale. Se lo è chiesto Fausto Fagioli, segretario della Fim. «Anche gli stabilimenti francesi stanno soffrendo e il timore è che l'attenzione di Mittal si sposti su altri mercati, magari dove è più alto il protezionismo degli Stati». Ed è anche la preoccupazione di Vincenzo Renda, segretario della Uilm, quella che alla fine i coils grezzi prodotti dal Gruppo siano dirottati verso altri stabilimenti. La crisi della Magona, che pur aveva dimostrato di non affrontare male la "ripresina" intravista nei primi mesi dell'anno, ha intanto cancellato le previsioni di investimenti. L'allargamento della tavola del laminatoio Tandem, che potrebbe consentire di realizzare un prodotto più duttile e richiesto da mercato, e la combi-line, cioè il reparto integrato di zincatura e verniciatura il cui progetto è da tempo fermo sui tavoli di Bruxelles. Ecco dunque, aldilà delle contingenze del mercato, il punto focale. Magona ha ancora un futuro nel Gruppo Arcelor-Mittal? «Quando il mercato c'è - ha sottolineato Renda - l'azienda ha dimostrato di essere in grado di guadagnare. Ma le decisioni ci sfuggono. Ci dicono una cosa oggi e la cambiano durante la notte». I dirigenti di Magona passano intere mattinate in audioconferenza con Bruxelles. Arriva un ordine: «Tagliare i costi» e tutti ricomincia daccapo. Inutile nasconderlo, tra sindacalisti e lavoratori il vero timore è l'ipotesi di un disimpegno da Piombino di Mittal, che Claudio Valacchi ha richiamato ieri ad assumersi «la responsabilità sociale». «Fare massa critica per incidere sull'azienda e sul Gruppo», ha sostenuto Luciano Gabrielli. Il sindacato chiede ancora una volta il sostegno delle istituzioni. Un sostegno che il sindaco Anselmi non ha mancato di offrire, assumendosi anche il ruolo di bussare alla porta della Regione. «Magona sconta un ruolo periferico nel contesto di un Gruppo che è il numero uno nel mondo per la produzione d'acciaio. Ci sono problemi legati alla sovrapproduzione, ma si può stare dentro la partita della ristrutturazione». Ma l'attenzione si è concentrata sulla parte finale dell'intervento del sindaco. «Dovremo avviare un sistema di relazioni per guardare al futuro. Se Mittal rinunciasse ad investire su questo territorio, noi tutti dovremo attivare un percorso per cercare di mantenere competitività e dignità allo stabilimento piombinese, anche fuori dal Gruppo che attualmente ne è proprietario. Le degenerazioni del sistema globale devono lasciare il posto alla competitività e alla specificità del territorio». Una conclusione tutta da interpretare, ma che pare avere assonanza con la vicenda Lucchini e il nuovo interessamento manifestato proprio in questi giorni da un'azienda italiana.
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