Il Tirreno

Lucchini, via le scorie da Città Futura Ecco i nuovi impianti

Giorgio Pasquinucci
L’impianto per il trattamento scorie in via di realizzazione nella cona dell’altoforno uno
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L’impianto per il trattamento scorie in via di realizzazione nella cona dell’altoforno uno

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 PIOMBINO. Nella zona dove sorgeva l'altoforno uno della Lucchini si sta lavorando intensamente. Il nuovo impianto per il trattamento delle scorie a caldo sta prendendo la sua fisionomia definitiva. Niente a che vedere, dal punto di vista tecnologico e delle condizioni di lavoro, rispetto ai vecchi e polverosi impianti del cantiere Siderco, dove per decenni sono avvenute le rumorose - e talvolta pericolose - operazioni di ripulitura paiole provenienti dall'acciaieria e dalle colate continue. Anche dal punto di vista architettonico il nuovo impianto appare avveniristico, con una struttura circolare in lamiera sostenuta da una robusta carpenteria. A cambiare sarà, oltre alla tecnologia, l'intero approccio al problema delle scorie.  «L'impianto - spiega l'ingegner Silvia Marchetti, responsabile degli investimenti per l'acciaieria - tratterà sia le scorie primarie provenienti dai convertitori, sia quelle secondarie del processo di colata continua. Per questo sono state realizzate quattordici vasche in cemento armato. Sei serviranno a sversare le paiole in arrivo dall'acciaieria ad una temperatura di 800-900 gradi. Quattro per le scorie delle colate continue che arriveranno all'impianto più fredde. Altre due vasche sono per lo stoccaggio. Infine agli angoli dell'impianto due vasche più grandi, sono riservate allo svuotamento delle paiole che potrebbero arrivare con materiale più solidificato».  Ma come arriveranno le paiole al nuovo cantiere? Sarà del tutto abbandonato il trasporto ferroviario. La Lucchini ha già acquistato tre grossi mezzi gommati (uno resterà sempre in riserva). Per trasportare le paiole incandescenti sono stati realizzati nuovi tratti di strada. Occorrerà poco tempo ad un "Kress", così si chiama il nuovo mezzo di trasporto, per percorrere i 400 metri di distanza che separano l'impianto dai convertitori. Le scorie incandescenti saranno rovesciate nelle vasche dall'alto e un sistema che spruzzerà acqua vaporizzata per impedire la formazione di nubi e abbattere le polveri.  Anche la rumorosità sarà attenuata in modo consistente. Le paiole non saranno più battute dal fondo, come avviene ora alla Siderco, ma saranno fatte oscillare dal "Kress" sbattendole alla bocca contro speciali supporti.  Le scorie rimarranno nelle vasche per 24 ore, fino al loro raffreddamento alla frantumazione. Poi saranno trasferite a 3 chilometri di distanza, nella zona Vertek, dove un altro impianto sarà attivato (il Mrp) per il recupero dei materiali ferrosi. Le pezzature più piccole saranno immesse nell'altoforno, quelle più grosse al parco rottame per essere riusate in acciaieria. Le scorie irrecuperabili saranno quindi trattate nell'impianto della Tap o andranno in discarica.  L'impianto, realizzato da una ditta leader, la "Best in class", costerà 30 milioni, spesa suddivisa a metà tra la Lucchini e l'impresa, che recupererà l'investimento nella cogestione del processo. Una volta in funzione (si conta a metà del 2011), spariranno finalmente le montagnole polverose dall'area Siderco, che sarà consegnata al Comune per stralci per la bonifica e la realizzazione di "Città Futura".

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