Sicurezza
Baratti, più tempo per decidere
Giorgio Pasquinucci
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I partecipanti alla tavola rotonda sulla urbanistica ieri nella piazza del Cotone Il sindaco apre al confronto durante il convegno sull'urbanistica
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PIOMBINO. Pianificazione urbanistica e partecipazione. Se ne è discusso ieri in quella piazza del Cotone che, per molti mesi, è stata al centro di un esempio di ascolto e coinvolgimento degli abitanti intorno a una idea di una riqualificazione. Un'intera giornata di riflessione che ha toccato i punti critici dentro i quali si muove la programmazione urbanistica. Al mattino ci si aspetta una contestazione organizzata di alcuni membri del gruppo "Giù le mani da Baratti" sul tema caldo del piano particolareggiato. In realtà del costituendo comitato non c'erano che pochi rappresentati mescolati tra il pubblico. Su Baratti la posizione dell'amministrazione è arrivata con l'intervento finale del sindaco, che ha precisato che sul piano la giunta si prenderà tutto il tempo necessario per sviluppare un confronto pubblico e privato. Già nella mattinata il tema della partecipazione era stato trattato dall'assessore regionale Riccardo Nencini, che ha espresso l'intenzione di rendere più efficace la legge. Nel cuore del problema si è entrati soprattutto con la tavola rotonda, coordinata dal direttore del Tirreno Roberto Bernabò, che si è svolta nel pomeriggio, alla quale hanno partecipato i rappresentanti dell'Istituto nazionale di urbanistica Silvia Viviani, Luciano Piazza, Piero Properzi, Massimo Morisi dell'Università di Firenze, Mauro Parigi editorialista di Greenreport, Felicia Bottino dell'Università di Venezia, l'assessore regionale Anna Marson e dal sindaco Gianni Anselmi. Attenzione persino agli sguardi scambiati, dopo le polemiche di questa estate, tra la Marson e Anselmi. Ma anche qui tutto e apparso stemperato, affidato solo a qualche scambio di messaggi. La Marson ha sostenuto che il modello toscano ha pregi e difetti e che quindi può essere migliorabile. Confermata, dunque, l'intenzione di provvedere ad un aggiornamento della legge urbanistica «per semplificare le procedure e rendere più aderenti alle reali esigenze». Sopita è apparsa anche la polemica sul porto turistico di Poggio Batteria. Sebbene l'assessore abbia sostenuto che «occorre capire quali sono le strutture adatte a ciascun luogo», ha aggiunto che nel caso di Piombino la presenza di un porto commerciale strutturato non pone particolari problemi per l'ampliamento. Il resto del dibattito si è concentrato sul consumo del suolo, da limitare attraverso il riuso dell'esistente, sul rapporto tra i livelli di governo del territorio e su come realizzare un'efficace partecipazione dei cittadini. Un confronto di alto profilo, spesso tecnico, ma arricchito anche da esempi concreti, a partire dall'esperienza del piano strutturale di Piombino «Uno spaccato particolare della Toscana - ha sostenuto l'architetto Viviani - dove si è partiti dall'identità dalla città-fabbrica, dal porto e dall'ambiente per pensare a una città che si rigenera con le sue risorse». Tutti d'accordo sul dare la priorità al riuso del patrimonio esistente, anche se l'architetto Viviani, progettista del regolamento urbanistico di Piombino, ha preferito parlare di «uso corretto del suolo». Mauro Parigi ha invece posto l'accento sul rapporto tra la politica e la cultura, dichiarando finita l'epoca in cui si pensava all'edilizia come motore dello sviluppo. Anche Felicia Bottino ha insistito sulla tensione culturale che deve accompagnare la pianificazione: «I Comuni hanno la responsabilità politica, ma non possono essere gli unici detentori delle scelte strategiche». Pace fatta tra la Marson e Anselmi? L'assessore regionale ha sostenuto che il suo rapporto con i sindaci e attualmente quello «del mutuo apprendimento». «Nel merito le distanze che appaiono così vistose tra la società organizzata e il mondo delle istituzioni - ha detto il sindaco - dovrebbero essere superate. Questo muro di diffidenze che spesso è preventivo, credo che debba essere incrinato. Nel merito nessuno lavora per raggiungere risultati distruttivi per il territorio». Anselmi ha anche proposto che sia reso obbligatorio che i piani strutturali vengono fatti in concorso tra Regione e Comuni.
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