Il Tirreno

Al Castello le ceramiche di Sant'Antimo

Francesca Lenzi
Esperti al lavoro per recuperare le ceramiche
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Esperti al lavoro per recuperare le ceramiche

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 PIOMBINO. Dopo oltre sette anni dalla loro scoperta le ceramiche di Sant'Antimo stanno per trovare casa. È stato portato a termine infatti un progetto di allestimento che consentirà l'esposizione permanente dell'eccezionale ritrovamento. Ad accoglierla sarà il Castello, dove oggi (17,30) si terrà un incontro per illustrare il piano di musealizzazione, realizzato dall'Università di Siena, con la collaborazione della Sovrintendenza.  A parlare sarà Giovanna Bianchi, docente dell'ateneo senese, e responsabile dell'equipe incaricata per il restauro, riunita inizialmente dal professor Riccardo Francovich, scomparso del 2007. Accanto a lei ci sarà l'architetto Giuseppe Bartolini, autore, assieme alla collega Simonetta Fiamminghi, dell'allestimento museale. Presenti anche il sindaco Gianni Anselmi, l'assessore Ovidio Dell'Omodarme e Luciano Barsotti, presidente Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, cofinanziatrice dell'iniziativa.  Il progetto non si limita a interessare esclusivamente la questione delle ceramiche, ma comprende l'intera organizzazione del nuovo museo del Castello. «Dopo aver deciso il luogo di destinazione, è entrato in gioco il problema di creare un'uniformità espositiva - spiega Giovanna Bianchi - Con uno spazio come il Castello, distribuito su tre livelli, era necessario pensare a un percorso coerente, in funzione delle ceramiche. In seguito si è aggiunto il caso delle Fonti di Marina». Le teste zoomorfe dei canali, attribuite a Nicola Pisano, sono state da tempo sostituite da riproduzioni; le originali, restaurate, in attesa della scelta di una nuova sede nella quale collocarle. Nuova sede che oggi coincide con il Castello.  Se il piano terra resterà sostanzialmente lo stesso, utilizzabile dal Comune per mostre, conferenze e cerimonie, sono i due livelli superiori a cambiare. Al primo, troveranno posto le ceramiche. Al secondo, sarà presente una sorta di storia complessiva della città, in base a un percorso temporale che darà particolare rilievo alla Piombino del Medioevo. Qui saranno sistemate le teste delle Fonti di Marina. Le ceramiche furono ritrovate per caso nel 2003 durante i lavori di ristrutturazione dell'ex ospedale da Maria Teresa Lazzarini, storico dell'arte della Sovrintendenza. Non tutti i pezzi rinvenuti (oltre 600) saranno però messi in mostra, ma una larga parte di reperti selezionati.  Finora custoditi nel laboratorio di Cittadella, sono stati perlopiù restaurati, secondo un procedimento direttamente connesso alla futura esposizione. Ciotole, boccali e vasi sono stati recuperati e ricomposti per essere mostrati nell'antico splendore. Non mancherà però l'opportunità di rievocare anche l'attimo della scoperta: è prevista infatti la ricostruzione di parte della volta dell'abside che conteneva la straordinaria testimonianza di lavorazione pisana medievale. Le ceramiche sistemate in tale contesto non sono state perciò restaurate. «Quello che è stato fatto è un recupero critico - afferma Bianchi - Non aveva senso un ripristino indiscriminato. Il risultato raggiunto risponde alle finalità dell'esposizione». Quanto ai tempi di esecuzione, l'archeologa si augura siano brevi: «Se si riuscisse a inaugurare il nuovo museo nel 2012 sarebbe un obiettivo fantastico».

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