Il Tirreno

Sgomento e commozione all'entrata della scuola Il paese è sotto choc

Divina Vitale
Un gruppo di mamme all’ingresso della scuola
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Un gruppo di mamme all’ingresso della scuola

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 CASTAGNETO. Sgomento ieri all'entrata dell'istituto Borsi. Sguardi spenti, le mamme che accompagnano i figli a scuola come se fosse un giorno normale. Non lo sarà mai più per la quarta elementare di Matteo Tuci e la materna del fratellino Leonardo.  Poche classi, tutti bambini di paese, due quarte composte da 12-13 bimbi e una sola materna accorpata di 29. «In trent'anni d'insegnamento non mi era mai capitato di vivere una tragedia simile - dice Luana Baroni, insegnante di Matteo - Li ho visti crescere non solo a scuola ma proprio in paese dove abito a pochi passi dal bar di Sara. Siamo lacerate dal dolore. I bambini stamani sapevano già tutto, ne avevano parlato in famiglia e noi in classe abbiamo lasciato libero sfogo alle loro emozioni. Vedremo come affrontare insieme il futuro. Me li voglio ricordare così, Matteo e Leonardo mentre corrono sotto casa e io che ogni volta gli dicevo: È così che si studia? E loro ridevano e correvano via felici».  Le elementari e le medie hanno svolto attività, non lezioni ordinarie: in classe si è affrontato l'argomento e non c'è stata la pausa giardino, mentre alle materne i genitori in accordo con gli insegnanti hanno preferito rimandare la normale attività.  «Non ci sono parole - commenta Licia Righini, responsabile della materna - una famiglia eccezionale, Leonardo era un bambino adorabile, vivace, gentile. Un vuoto enorme. Sono molto scossa».  Le maestre ieri pomeriggio hanno fatto visita alla famiglia all'obitorio di Cecina. Già di mattino presto le mamme davanti alla scuola si erano soffermate a commentare, incredule come Caterina Bazzani: «Ho appreso dai giornali la notizia, mia figlia era compagna di scuola di Leonardo, in futuro vedremo come affrontare l'argomento per adesso non ne parliamo, sono troppo piccoli». «Giocavano al piazzale insieme - continua un'altra mamma, Federica - erano i bambini del paese con i miei figli, io ne ho tre. Giocavano a calcio assieme prima a Donoratico e poi a San Vincenzo. È inaccettabile».  Ma tutto il paese è scosso, consapevole che quelle brave persone non si vedranno più. Grazia non si siederà più al bar della figlia, Piero non incontrerà gli amici al ritorno dal lavoro, non farà rifornimento alle ambulanze della Misericordia e soprattutto Matteo e Leonardo non coloreranno di vivacità le strade. Sara Leonelli ha visto spazzare via in pochi minuti la sua famiglia, genitori e figli. Stessa sorte per il marito, Piero Tuci. Il bar Taipan di Sara e il Black and White dei parenti sono chiusi a lutto e proprio lì, lungo l'unica via centrale, la vita sembra essersi fermata.  «Piero è messo male - dice con un filo di voce il cognato Marcello - ci sono stati i dottori...». Anche Alessandro, suo figlio, compare veloce, si ferma, stringe la mano e continua la sua corsa con gli occhi lucidi: «Tremendo, una gravità assurda».  «Siamo tutti sotto choc - dice Antonella Orsini, assessore al sociale - una famiglia brillante, unita, abitavano tutti assieme. Matteo e Leonardo erano un po' figli del borgo. Mio nipote Matteo oltre a frequentare la stessa scuola di Matteo, giocava con lui nella squadra dei Pulcini, ambedue portierini. La loro scomparsa lascerà una ferita irricucibile».  

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