La protesta
La vertenza dei Cobas sul caso Magona è ormai in dirittura d’arrivo
Tempo tuta, altre 100 adesioni
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Operai della Magona e Giancarlo ChiareiUna sentenza della Cassazione dà speranza agli operai
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PIOMBINO. Vertenza tuta in Magona: questione di giorni e Slai Cobas depositerà negli uffici della Direzione provinciale del lavoro il secondo faldone di adesioni. Circa un centinaio. Intanto, una sentenza della Cassazione dà spazio alla speranza dei 220 lavoratori dello stabilimento che complessivamente hanno sottoscritto l'azione legale. La Suprema corte ha sentenziato che il tempo impiegato per arrivare agli spogliatoi e per indossare la tuta comporta una spesa di energie messe a disposizione del datore di lavoro. La sentenza va a vantaggo di tredici dipendenti di Unilever Italia, multinazionale tra le più importanti nel settore dei beni di largo consumo. Dalla margarina ai surgelati passando dai prodotti per le pulizie. La Cassazione ha stabilito che «Se è data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa (anche presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro) la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatori e non va retribuita». Invece, secondo la Corte, «Se l'operazione è diretta dal datore di lavoro che ne disciplina il tempo e il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo necessario va retribuito». In questo caso, dieci minuti per 45 settimane annue. «Un buon auspicio, incrociamo le dita. Goccia spacca roccia», commenta Giancarlo Chiarei, referente Cobas. Il sindacalista traccia il quadro della situazione. Una volta consegnate le ultime cento adesioni in Direzione provinciale del lavoro, sarà fissato il tentativo di conciliazione. Se, come è già accaduto con le prime 120 pratiche, l'azienda diserterà l'incontro, tutto passerà nelle mani del Tribunale di Livorno. Nel polo industriale piombinese la causa, curata dall'avvocato Giuliana Giulianetti, è stata intentata solo in Magona perchè in Lucchini e Dalmine il cartellino si timbra prima di raggiungere gli spogliatoi. E quindi, automaticamente, i minuti necessari a mettere gli indumenti da lavoro a inizio giornata e a toglierli a fine turno, finiscono automaticamente nel monte-ore mensile. La richiesta si attesta sui 15 minuti per turno. Se il magistrato avvalorasse la tesi, moltiplicandoli per 220 giornate lavorate in un anno, si arriverebbe a circa 55 ore. Per un dipendente con un'anzianità ventennale, eccoci a 1.100 ore da recuperare. Con un importo orario di dieci euro - uguale per tutti indipendentemente dai livelli - si raggiungerebebro circa 11.000 euro lordi. Per gli anni successivi, la riscossione sarebbe sostituita da un aumento dei riposi.
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