Il dolore
Il presidente di Arcelor Mittal, Jean Luc Maurange, incontra i dirigenti dello stabilimento e i sindacati
Lo spettro della "cassa" sulla Magona
Luca Centini
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Un reparto dello stabilimento Arcelor-Mittal Il mercato non riprende e l'azienda chiede sacrifici ai lavoratori
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PIOMBINO. Ordini a rilento, produzioni in calo. Gli ultimi tre mesi del 2010 saranno neri per Magona. Ieri Jean-Luc Maurange, presidente di Arcelor Mittal Sud-Europa, ha incontrato i dirigenti Magona e, a seguire, i responsabili di Fim, Fiom e Uilm per fare il punto su andamento e prospettive del sito piombinese. E dall'incontro con i sindacati non sono emerse notizie confortanti. Il numero 1 di Arcelor Mittal ha confermato, tra ottobre e dicembre, una riduzione sensibile dei volumi rispetto a quelli preventivati. Per superare le difficoltà l'azienda punterà sul contenimento dei costi e chiederà maggiore flessibilità ai lavoratori. Nessun accenno, da Maurange, sulla possibilità di un nuovo ricorso alla cig. Un'eventualità che, però, i sindacati non si sentono di escludere negli ultimi mesi del 2010. «L'impressione che abbiamo avuto - spiega Luciano Gabrielli (Fiom) - è che ci sia un disimpegno della multinazionale su Piombino. Per abbattere i costi non si può tagliare il personale, ma occorre investire e alzare i volumi produttivi. Altrimenti si rischia di rimanere tagliati fuori dal mercato, condannando il sito a una morte lenta». La battuta di arresto di Magona è dettata ai problemi legati alla concorrenza di aziende come Marcegaglia e Riva che, in una fase segnata dalla scarsità della domanda, riescono a vendere gli stessi prodotti a prezzi più convenienti. A questo si aggiunge una massiccia importazione dai mercati emergenti. E l'esposizione di Mittal, pari a 28 miliardi di dollari ha bloccato gli investimenti che garantirebbero qualità e quantità produttiva. «Siamo usciti - racconta Fabrizio Toninelli (Uilm) - con le stesse impressioni del vertice con Mordashov. Maurange ha confermato che il budget 2011 sarà lo stesso del 2010, ma l'ultimo trimestre sarà nero e, senza investimenti, il futuro di Magona è a rischio». «Per il momento la linea scelta è quella del contenimento dei costi - commenta Fausto Fagioli (Fim) - si chiede ai lavoratori la massima flessibilità, ma i sacrifici si fanno a patto che ci sia una prospettiva». I sindacati hanno lasciato il vertice con Maurange più preoccupati di prima, nonostante i brutti segnali del mercato che da tempo insidiavano la tenuta di Magona. «I volumi del trimestre sono ridotti di 18mila tonnellate rispetto a quanto previsto - spiega Claudio Valacchi delle Rsu Fiom - vendiamo a circa 60 euro in più per tonnellata rispetto ai concorrenti. Mittal dirotta volumi e investimenti a est, lasciando ai siti occidentali, tra cui Magona, riduzioni dei costi e riorganizzazioni. In questo contesto un nuovo ricorso alla cig è un rischio concreto».
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