Il dolore
Droga e alcol, crescono i consumi
Francesca Lenzi
Molte ricadute e al Sert venti casi in più rispetto all'anno precedente
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Sono stati 221 i casi trattati dal Sert Val di Cornia nel corso del 2009. Oltre venti in più rispetto all'anno precedente (198). Da non sottovalutare tuttavia nella statistica la componente delle ricadute, che incide pesantemente sul totale del calcolo. Gli uomini costituiscono l'80% dei fruitori del servizio Asl di via Veneto. Di questi, la maggior parte (46%) ha un impiego stabile, mentre le donne coinvolte in problemi di dipendenza sono per lo più disoccupate. Il numero più alto rientra nel contesto piombinese, per ovvi motivi di densità demografica. Il tasso degli immigrati poi offre un interessante spunto di riflessione: nonostante il rapporto sia ancora basso in confronto al valore assoluto, l'utenza straniera sta cominciando a crescere. Soprattutto nordafricani nell'ambito delle droghe, est europei per l'alcol. L'età media dell'utenza. Chi fa uso di sostanze stupefacenti si aggira sui 38 anni, età leggermente superiore quella relativa agli alcolisti. La cifra non deve trarre in inganno, lasciando supporre un'assenza della patologia nelle categorie più giovani. «Solitamente chi si rivolge al nostro servizio ha raggiunto una fase manifesta del problema - spiega Cristiana Tilli, responsabile Sert Val di Cornia - Da interiore la condizione di dipendenza è arrivata ad essere esteriore, attraverso condizioni legali o difficoltà lavorative e familiari». La punta di una piramide. Al di là dei dati del Sert infatti esiste un frangente sociale complesso e non definibile che raccoglie tutti quei casi non espliciti, che non fanno statistica. Sono i consumatori occasionali, che magari fanno uso di sostanze limitatamente al fine settimana, e credono di non avere un problema. La frase "Smetto quando voglio" sembra non passare mai di moda, ma rivela ancora una volta la propria infondatezza. «La dipendenza occasionale di alcol, cocaina, cannabis e quant'altro, esiste - sostiene Roberto Calvanelli, psicologo del Sert Val di Cornia - Tuttavia non può esistere l'uso gestito nel tempo. Organismo, relazioni sociali, percezioni ed emozioni cominceranno a risentirne. E presto o tardi si scivolerà nella dipendenza». Sempre più spesso sono i giovani le vittime di un «rituale che si pensa gestibile - afferma Tilli - Ragazzi che trascorrono la domenica a letto per riprendersi da un sabato di eccessi. Anche se è bene non generalizzare. Di fronte a questa problematica sono molti i giovani che si divertono tranquillamente». Le sostanze. Per quanto riguarda le droghe, la sostanza primaria dei casi che si rivolgono al Sert è l'eroina (che ora si può anche fumare o tirare), seguita da cannabis e cocaina. Il tossicodipendente però è quasi sempre un policonsumatore, che associa più composti. In questo senso, si identifica anche una sostanza di uso secondario. Se cinque anni fa primeggiava la cocaina, nel 2009 è la cannabis a farla da padrona. Con un incremento importante pure di bevande alcoliche. L'ecstasy invece, dopo un transitorio incremento nel 2008, è nuovamente diminuita, rappresentando un valore minimo tra le varie sostanze. Nell'alcol il genere più assunto è il vino. A seguire, superalcolici, aperitivi e birra. Il servizio. Il Sert si delinea quale fondamentale strumento per il recupero dalle dipendenze. Primo passo è l'ascolto. Poi l'organizzazione di un progetto terapeutico individuale, monitorato tramite valutazioni costanti, tesa al raggiungimento dell'obiettivo. È possibile poi la strada del recupero comunitario. Tre sono le strutture Asl in provincia, programmate per tali finalità. Nel comune di Piombino, in località Le Pianacce, ci si occupa del primo stadio: disassuefazione, orientamento e diagnosi. Dopo tre mesi si potrà valutare, con il Sert di competenza, se proseguire alla seconda fase, a Rosignano. A Livorno, l'ultimo gradino, attraverso la riabilitazione e il reinserimento. Risulta essenziale, all'interno dell'attività di recupero, la componente della reintroduzione sociale. «Negli anni '70 c'è stato il periodo pregiudizievole - spiega Calvanelli - Nel 1980 la consapevolezza della patologia. Negli ultimi vent'anni si lavora sempre più guardando alla multifattorialità, attraverso la rivalutazione della persona e il reinserimento della stessa nell'attività lavorativa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
