Il Tirreno

Baratti diverrà

Sergio Mazzei   (Portoferraio)
Una veduta del Golfo di Baratti
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Una veduta del Golfo di Baratti

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Baratti diverrà un posto per pochi  Alcuni consiglieri, in un articolo apparso sul giornale, hanno replicato a tutti coloro che hanno alzato la loro voce per far sapere alla cittadinanza, messa al corrente del Piano particolareggiato di Baratti e Populonia in ritardo e solo attraverso la stampa, delle devastazioni che subiranno queste aree.  Così come lo scheletro di un pontile, che insieme a quello completato costituisce parte integrante del paesaggio, le casupole e le baracche al porto sono sempre esistite e testimoniano la vocazione marinara di questo gioiello. Se credete seriamente che tutto sia ancora da decidere, ci teniamo a comunicarvi che ciò è inverosimile, poiché lo stabilimento balneare aprirà l'anno prossimo.  Poi cominceranno i lavori di ristrutturazione e ampliamento del Casone, che è veramente troppo piccolo e i suoi tetti troppo bassi per un albergo di lusso, a meno che le camere non siano una decina.  Ci si dimentica di valorizzare l'unica necropoli che si affaccia sul mare, ci si dimentica di una pista ciclabile per mettere in sicurezza i turisti (e non solo) che scelgono questo mezzo per giungere in questo spicchio di paradiso, ci si dimentica del villaggio di pescatori che è stato e che è ancora Baratti, ci si dimentica che nel Casone vivono e sono vissute famiglie che, coi loro sforzi, sono riuscite a tenere intatto questo podere per più di 200 anni. Tutto questo in nome del fatto che Baratti e Populonia potranno diventare patrimonio Unesco e che questo prezioso riconoscimento porterà più turismo, perciò è necessario costruire alberghi (chiaramente di lusso), demolire le baracche al porto e farle sulla scarpata al di là della strada, fare un ostello in pineta e, ciliegina sulla torta, chiudere la strada.  Se il parco non porta soldi, come può farlo la chiusura della strada e un albergo per pochi? Perché, oltre ai residenti potranno accedere a Baratti solo i futuri fruitori dell'albergo al Casone? Ci sono altre strutture ricettive a Baratti, seppur piccole e per la gente comune.  La risposta è: perché così, a Baratti, la gente comune non andrà più.  Sono passata dalla chiesetta di San Cerbone, anch'essa dimenticata. Le scarpate sono franate ancora, manca un metro e frana lo stradello. Alla faccia del recupero di Baratti e Populonia. Cristiana Bisconti (Piombino) Lavori infiniti sulla Geodetica  Lavori stradali infiniti. Riguardo all'articolo in cronaca di Piombino sui lavori che verranno effettuati sulla strada Geodedica all'altezza del cavalcaferrovia in prossimità della rotonda di Riotorto, mi chiedo che problemi ha se ogni sei mesi fermano il traffico per rifare i lavori.  O usano materiali non idonei, o qualcuno non sa fare il proprio lavoro? Dimenticavo, quando misero i dilatatori, per fare il lavoro (sei strisce) ci misero sei mesi. Massimo Rossi (Piombino) No al nucleare, serve più impegno  L'impegno del Sindaco di San Vincenzo contro il nucleare, va, a mio modesto avviso, condiviso e rilanciato.  Per i motivi da lui esposti, perché non è vero che è il nucleare è una fonte non inquinante, perché il plutonio necessario non è una risorsa inesauribile e a disposizione di tutti, anzi è molto più scarsa e sotto controllo militare del petrolio, per il quale le guerre non sono ancora finite. Bravo a Biagi quindi, e credo non lo si debba lasciare solo in questo impegno.  Il Governo che ha deciso il rilancio del nucleare si sta muovendo e l'informazione ai cittadini è scarsa, come si deve ad ogni scelta dove gli interessi economici e militari sono enormi, così come si fa fatica a far emergere le voci critiche e a farle contare. Certamente devono essere le popolazioni direttamente coinvolte a far sentire la loro voce, ma dal locale deve partire l'impegno per far diventare nazionale l'opposizione al nucleare.  È pensabile che, magari a partire da San Vincenzo, donne e uomini, al di là degli schieramenti di partito, si impegnino per informare i cittadini sulla "questione nucleare" e far crescere così un'opposizione consapevole e informata.  Mi sia permessa poi una breve riflessione sulla vicenda del pedaggio sulla futura autostrada Tirrenica. Credo sia indispensabile l'impegno di Comuni e cittadini affinché la Sat mantenga gli impegni presi sulla gratuità dell'autostrada nel tratto Follonica-Rosignano, così come stabilito in tutti gli accordi siglati in questi anni. Se ciò non avvenisse i nostri territori verrebbero massacrati da una mobilità ben superiore a quanto sostenibile, vanificando anni di investimenti su arredi urbani, sicurezza e zone a traffico limitato.  Su questa vicenda i Comuni avevano espresso posizioni chiare e nette: vanno rispolverate e fatte valere. Enzo Chioini (San Vincenzo) Camere mortuarie troppo fredde  Caro amico Tirreno, mentre sto soffrendo per la morte della mia adorata moglie Vera, ti scrivo. Perché non so a quale ente rivolgermi per poter eliminare, credo con poca spesa, una cosa incresciosa.  Per esperienza personale ho trovato che nelle stanze mortuarie, i parenti dei defunti devono stare al freddo intenso che vi aleggia. Io, per stare accanto a mia moglie, battevo i denti. Anni fa, alla morte di mio cognato, in un piccolo paesino del Varesotto, usarono un coperchio di plexiglas a misura della cassa, attaccarono la presa alla corrente elettrica, così il defunto era refrigerato e noi che lo vegliavamo non abbiamo subito nessun cambiamento climatico.  Sembra una cosa da poco, ma mi sembra una cosa civile se, a chi spetta fare i lavori, la realizzasse. Mario Martelli (Piombino) Incidente di lavoro mai riconosciuto  Ma è giusto che un cittadino debba aspettare un tempo così lungo per vedere finalmente riconosciuto un suo diritto quale quello d'infortunio sul posto di lavoro? Ho pure scritto al Presidente della Repubblica Napolitano ricevendo conferme di un interessamento degli organi competenti al mio caso, ma è da mesi che attendo e tutto tace.  Tutto risale al 16 settembre 1994, quando in qualità di dipendente della Sovrintendenza dei Beni ambientali, architettonici, artistici e storici di Pisa presso la villa napoleonica di San Martino, mentre facevo pulizie di giardinaggio, scivolavo e battevo la testa su uno spigolo di granito. L'ente datore di lavoro non provvide a denunciare prontamente l'accaduto, per cui l'Inail non mi riconobbe nessun tipo di indennizzo.  Da questa data è iniziato il mio calvario. Non sono più stato in grado di riprendere a lavorare come facevo prima; mi sono sottoposto a numerose visite mediche che mi hanno riscontrato la patologia, ma siccome c'era stato quel difetto iniziale non sono riuscito a concretizzare niente. Adesso chiedo un po' di giustizia e che mi venga dato quanto mi spetta.  Perché il mio datore di lavoro non comunicò allora come si erano svolti realmente i fatti? Mi dissero all'ospedale, al momento del ricovero, che io non dovevo fare assolutamente nulla, ma che doveva essere il mio datore di lavoro a fare la comunicazione. Comunicazione che non è mai stata fatta.

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