Il dolore
«Tita non è morta così»
Luca Centini
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La cagnetta Tita e un traghetto della Moby LinesLa famiglia Gasperi rifiuta l'accusa di imprudenza
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PIOMBINO. «Moby non ha detto la verità su Tita». A sostenerlo è Franco Gasperi, padrone della cagnolina che lo scorso 30 giugno è caduta dal traghetto, per poi annegare tra Portoferraio e Piombino. La ricostruzione fatta dalla compagnia di navigazione, per lui, è lontana dalla realtà. Moby ha precisato, in una nota emessa agli organi di stampa, che al momento dell'incidente Tita si trovava in braccio alla padrona che si sporgeva dalla balaustra nel lato di poppa del traghetto, sulla verticale delle eliche. «È la prima inesattezza - spiega Franco Gasperi - quella sul parapetto era mia figlia e il cane che aveva in braccio, regolarmente al guinzaglio, non era Tita ma un altro pincher di nostra proprietà che non è caduto da nessun traghetto ed è ancora vivo e vegeto. Tita era sul ponte al guinzaglio di mia moglie. All'improvviso le è sfuggita dal controllo ed è caduta in mare».Il proprietario di Tita nega la ricostruzione di Moby in tutti i suoi aspetti. «Non è vero, come sostenuto da Moby, che due marinai sono andati in soccorso di mia moglie presa da una crisi di pianto - racconta - in un primo momento nessuno dell'equipaggio si è preoccupato per noi, né ha pensato di fare qualcosa per salvare l'animale. Solo quando mia moglie e mia figlia sono andate alla reception chiedendo con insistenza di fare qualcosa è stato avvertito il comandante. Io sono rimasto sul ponte a seguire con lo sguardo Tita. Non è vero che è stata tramortita dall'impatto, né risucchiata dalle eliche. Stava nuotando, ma non è stata soccorsa in tempo». Avvertito il ponte di comando l'equipaggio ha attivato le procedure di "uomo a mare" e il traghetto ha virato a 360 gradi. «Non ho nulla da dire sulle procedure di emergenza - racconta Gasperi - tranne il fatto che sono avvenute con diversi minuti di ritardo». Dopo alcuni giorni dalla scomparsa di Tita la famiglia Gasperi ha segnalato quanto accaduto all'Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente), che ha denunciato la compagnia di navigazione alla Procura della Repubblica. «Non ho agito per ottenere alcun rimborso per la scomparsa dell'animale - sottolinea Gasperi - mi sono mosso solo per fare tutto il possibile nella speranza di ritrovare Tita. Ora oltre al danno subiamo la beffa. Dare la colpa a mia moglie, accusata di imprudenza, non lo posso accettare». Intanto la notizia, pubblicata sul sito de Il Tirreno, divide i lettori. Se c'è chi abbraccia in pieno la causa dei padroni e accusa Moby di scarsa sensibilità, non manca chi assolve la compagnia, imputando alla poca attenzione dei padroni la caduta della cagnolina.
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