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Carcere Porto Azzurro, dubbi e poche prove: il gip nega la custodia cautelare

Carcere Porto Azzurro, dubbi e poche prove: il gip nega la custodia cautelare

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Sono in attesa delle decisioni del giudice per le udienze preliminari i 13 indagati dell'inchiesta sulla San Giacomo. Oltre al responsabile dell'area trattamentale del carcere di Porto Azzurro, Domenico Zottola, al direttore Carlo Mazzerbo e all'assistente capo della penitenziaria Sergio Madonna nell'inchiesta ci sono Nicola Paradiso (socio lavoratore della cooperativa), gli impiegati e i consulenti della società Paolo Piga, Giovanni Zottola (figlio di Domenico), Elena Pascale (psicologa del carcere), Paolo Talucci, Vincenzo Camaretta, Riccardo Rebua e Claudia Lorenzini (moglie di Mazzerbo). Indagati anche due professionisti esterni alla cooperativa Alessandro Bigio e Michelangelo Meola.

Dubbi sulla credibilità degli accusatori, in particolare del socio lavoratore della cooperativa San Giacomo, Nicola Paradiso. Mancanza di prove dell'avvenuta concussione, soprattutto per il direttore del carcere, Carlo Mazzerbo. Un clima di contrasti interni e risentimento nei confronti del responsabile dell'area trattamentale del carcere Domenico Zottola. Anche questi elementi rientrano nell'indagine condotta dalla Finanza e dal pm livornese Massimo Mannucci sulle attività della società che da anni si occupa del reinserimento sociale, tramite il lavoro, dei detenuti di Porto Azzurro. Elementi messi in evidenza dal giudice per le indagini preliminari, Gianmarco Marinai, nell'ordinanza con la quale - nell'aprile scorso - ha respinto la richiesta di custodia cautelare avanzata dal pm per tre degli indagati nella maxi inchiesta sulla San Giacomo: oltre a Zottola e Mazzerbo anche l'assistente capo della penitenziaria Sergio Madonna. Nei loro confronti il gip non ha ritenuto sussistessero fondati motivi per acconsentire all'arresto.

E l'inchiesta vede così 13 persone indagate a vario titolo (ma un quattordicesimo avviso di garanzia sarebbe in arrivo) per concussione, turbativa della libertà degli incanti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, appropriazione indebita e reati ambientali.

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di Redazione web