Il Tirreno

La rabbia dei docenti: pronti a scioperare

M. Massei Autunnali
La rabbia dei docenti: pronti a scioperare

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"Meno docenti, meno classi, meno personale Ata, uguale più alunni e meno sorveglianza. Meno scuola di qualità". Il primo dei cartelloni apposti a ridosso del Torrione recita questo slogan. Poco distante ne fa seguito un altro: "Zero compresenze, zero progetti, zero ore di recupero. Più stranieri e meno ore di alfabetizzazione. Meno sorveglianza anche fuori dalle scuole. Uguale: Scuola più povera ma di minore qualità".

Sono solo due dei tanti manifesti che occupano le mura del più importante monumento cittadino, ma le parole sono le stesse che al contempo scandiscono il dibattito a pochi passi di distanza. L'assemblea organizzata da Flp Cgil e Unicobas ha inizio attorno alle 8,30, in corrispondenza con lo squillo della prima campanella in quasi tutte le scuole. «Per dare un messaggio forte - dicono i partecipanti - Per mobilitarci: perché le condizioni in cui sta versando la scuola italiana non sono più sostenibili». L'incontro ha inizio con l'annunciato collegamento Skype con i rappresentanti sindacali in stanza a Livorno: poi la parola passa agli insegnanti e ai collaboratori scolastici presenti sul posto, in tutto un centinaio di persone. Poco dopo le dieci, il saluto dell'assessore all'istruzione Anna Tempestini: «La posizione dell'amministrazione - specifica - è molto delicata: l'incontro era organizzato da due sole sigle sindacali. Il nostro desiderio era soprattutto quello di far sentire il nostro appoggio alla situazione scolastica globale in questo momento di difficoltà». Difficoltà che, a parte i tagli di ore e di insegnanti, passano - come indicano i volantini e come sottolineano i manifestanti - attraverso la riduzione del personale di sostegno, una didattica governata dal centro e ritenuta non capace di interagire con l'autonomia delle scuole, meno ore di italiano e nelle educazioni (tecnica, musicale) della scuola media con «l'inglese potenziato a discapito delle altre lingue».

«Facciamoci vedere», si dice da più parti, proponendo di appendere, in segno di protesta, un lenzuolo alla finestra con su scritto «Difendiamo la scuola pubblica» da quella che viene definita una «macelleria sociale», un «massacro», a cui i manifesti esposti (uno porta la firma dei collaboratori scolastici del secondo circolo) attribuiscono «più 8000 alunni, meno 26000 docenti, meno 15000 Ata». «Anche i fondi per le supplenze non sono mai sufficientemente garantiti - sottolinea un insegnante - E le conseguenze sono la divisione delle classi e la mancanza di un'effettiva solidità del diritto allo studio». Molti commentano tra di loro, ma nessuno si distrae rispetto a quello che viene annunciato dai microfoni: sì, perché insegnanti e collaboratori, giunti al limite, dicono di non essere più disposti a tollerare questo stato di cose e annunciano scioperi a raffica. «Magari anche proteste "a piastrella", scioperi di ore in mezzo ad altre ore di attività - dicono - La scuola non sarà perfetta, certo, ma vogliamo migliorarla. Per questo sarà necessario che, ovunque, diventi l'interesse centrale del nostro Paese».

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