Gioco
Porto Azzurro, detenuti sfruttati e ricattati: 13 avvisi di garanzia ai vertici
Valentina Landucci
Fondi Ue per corsi di formazione inesistenti e ricatti ai detenuti. Ribassi irregolari per vincere le gare. La procura spedisce 13 avvisi di garanzia ai vertici del carcere di Porto Azzurro (Isola d'Elba). Tra le persone coinvolte il responsabile dei servizi educativi, Domenico Zottola, e il direttore, Carlo Mazzerbo
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PORTO AZZURRO. Avrebbero incassato i soldi dell'Unione Europea per corsi di formazione inesistenti e avrebbero ricattato i detenuti: niente proteste per straordinari non pagati, giorni di riposo non concessi e misure di sicurezza inesistenti, pena la perdita dei benefici di legge sulla detenzione agevolata (cioè la possibilità di lavorare fuori del carcere). Almeno in un caso, poi, sarebbero riusciti ad ottenere lavori in appalto truccando la gara con un ribasso irregolare.
Questi alcuni dei fatti contestati a vario titolo ai 13 indagati (ma un quattordicesimo avviso di garanzia sarebbe in arrivo) nella maxi inchiesta condotta dalla guardia di finanza sulle attività della cooperativa sociale San Giacomo. Tra le persone coinvolte il responsabile della cooperativa e dei servizi educativi del carcere di Porto Azzurro, Domenico Zottola, e il direttore dell'istituto penitenziario, Carlo Mazzerbo le cui posizioni, insieme a quelle degli altri 11 coinvolti, sono ora al vaglio del giudice per le udienze preliminari.
La società di Porto Azzurro al centro dell'inchiesta da anni si occupa del reinserimento lavorativo dei detenuti del carcere di Forte San Giacomo, i cui vertici, insieme a numerosi impiegati, collaboratori e consulenti esterni nonché un agente della polizia penitenziaria, sarebbero nei guai per concussione, truffa, appropriazione indebita, falso, turbativa d'asta, e in alcuni casi anche per reati di tipo ambientale.
Questi alcuni dei fatti contestati a vario titolo ai 13 indagati (ma un quattordicesimo avviso di garanzia sarebbe in arrivo) nella maxi inchiesta condotta dalla guardia di finanza sulle attività della cooperativa sociale San Giacomo. Tra le persone coinvolte il responsabile della cooperativa e dei servizi educativi del carcere di Porto Azzurro, Domenico Zottola, e il direttore dell'istituto penitenziario, Carlo Mazzerbo le cui posizioni, insieme a quelle degli altri 11 coinvolti, sono ora al vaglio del giudice per le udienze preliminari.
La società di Porto Azzurro al centro dell'inchiesta da anni si occupa del reinserimento lavorativo dei detenuti del carcere di Forte San Giacomo, i cui vertici, insieme a numerosi impiegati, collaboratori e consulenti esterni nonché un agente della polizia penitenziaria, sarebbero nei guai per concussione, truffa, appropriazione indebita, falso, turbativa d'asta, e in alcuni casi anche per reati di tipo ambientale.
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