Il Tirreno

Nuove alleanze contro la crisi

Valentina Landucci
Una spiaggia elbana affollata in agosto, sotto Fabrizio Niccolai
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Una spiaggia elbana affollata in agosto, sotto Fabrizio Niccolai

Niccolai: un patto tra pubblico e privato per crescere

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 PORTOFERRAIO. E' tempo di risalire la china. L'Elba delle vacanze al mare, che in dieci anni hanno fatto registrare un meno 13% nelle presenze, deve e può risollevarsi. Ma occorre capire qual è la strada da percorrere e come farlo. Un progetto di medio lungo periodo per restituire all'isola quel marchio che ha smarrito un po' del suo prestigio, si è allontanato da quello che il turista oggi cerca nella vacanza. Cosa fare, con chi e come? Lo abbiamo chiesto al direttore dell'Apt, Fabrizio Niccolai.  Il dibattito politico di questi giorni ha portato in evidenza il tema della "vertenza Elba" per il futuro e lo sviluppo del territorio. E' giusto affrontare il problema in questi termini?  «Credo che sia giusto aprire una vertenza Elba, come suggerito anche da alcuni sindaci, ma è chiaro che questa riflessione deve portare a conclusioni operative: una strategia con la quale il sistema pubblico organizzi la nuova cornice della destinazione all'interno della quale il privato, con la snellezza operativa che le è propria, esprima un dinamismo innovativo e coerente. Il nostro è un territorio dalle risorse straordinarie che dobbiamo cominciare a collocare in un contesto di competitività tra destinazioni turistiche per tradurre queste potenzialità in prodotti da mettere sul mercato. In questa prospettiva è indispensabile la condivisione tra diversi attori per portare avanti un lavoro nel medio-lungo periodo».  I numeri confermano che l'isola ha perso il suo appeal sui turisti, diminuiti nell'arco dell'ultimo decennio. Cosa fare per cominciare a risalire la china?  «Sono convinto che l'Elba abbia bisogno di riqualificare il proprio marchio, il proprio brand. Gran parte della percezione negativa, da parte del pubblico nei confronti dell'isola, dipende da uno scadimento della sua immagine con immediati riflessi anche sulla percezione delle politiche di prezzo praticate, anche quando queste non sono realmente fuori mercato. Non è che l'Elba non sia una marca. Piuttosto non è più in sintonia con la somma dei desideri di cui oggi è portatore il pubblico e che altri mercati offrono. C'è dunque una necessità di rinnovamento complessivo dell'immagine e di allineamento del territorio a questa somma di desideri di vacanza attraverso prodotti turistici diversi da quelli standardizzati».  Insomma l'Elba delle vacanze al mare non basta?  «Quella balneare non è un'offerta in crisi. Lo è la sua presentazione. Il turista oggi chiede di più. Non cerca solo la vacanza al mare, cerca una vacanza come esperienza dove contano altri fattori oltre al sole e alla spiaggia. Un obiettivo che l'Elba può raggiungere attraverso una specializzazione dell'offerta.  Il tema, insomma, è quello della destagionalizzazione e della promozione del turismo sportivo, naturalistico, culturale?  «Ripetiamo in continuazione che è necessario lavorare per allungare la stagione. Ma inutile farlo se il territorio non è in grado di dotarsi di quel sistema di infrastrutture che lo consenta. Vogliamo promuovere i sentieri e le vacanze nel verde ma poi il sistema sentieristico è gestito in maniera insoddisfacente e ogni anno riceviamo decine e decine di segnalazioni da parte dei turisti. Puntiamo al cicloturismo? Ma come si fa se non esiste un sistema di piste ciclabili gestito e segnalato a dovere? Lo stesso discorso vale per il golf: un mercato turistico interessante ma impossibile da intercettare senza un campo a 18 buche. Su questi settori, come su altri, siamo in grado di intercettare i pubblici interessati, ma senza infrastrutture non andiamo da nessuna parte. Da qui la necessità di attivare strategie comuni tra pubblico e privato che permettano di elaborare proposte coerenti».  Da cosa deve ripartire il territorio?  «Anzitutto deve avere la capacità di superare il particolarismo. E poi tutti i soggetti coinvolti devono mettersi intorno a un tavolo in maniera seria e scegliere quattro, cinque linee di lavoro e perseguirle con costanza nel tempo. Oltretutto, ciò permetterebbe di modificare "in corso d'opera" eventuali tattiche che potessero risultare non più incisive. Evitare, quindi, di navigare a vista come troppe volte è stato fatto. Mi sembra inutile, oltre che impossibile, mettere in campo dieci o quindici obiettivi. Individuiamo insieme le priorità e impegniamoci su quelle con la massima coesione e con continuità. Perché quando andiamo a promuovere l'Elba non si tratta solo di capire dove andiamo ma è più importante come ci andiamo».  Insomma l'Elba è chiamata a rinforzare e modernizzare la priora identità. In qualche modo ci sono già operatori turistici che già lo fanno.  «Il percorso di innovazione è stato intrapreso da singoli ma non dal sistema nel suo complesso. Ha successo e consolida i risultati chi ha la capacità di far vivere all'ospite un'esperienza, chi fa sentire il turista un cittadino temporaneo della nostra zona, aiutandolo a interagire con l'identità, le tipicità di questo territorio, offendo un prodotto coerente con la domanda. E' questo il passo che deve compiere l'intero sistema attraverso un'intesa sulle cose da fare che si traduca anche in investimenti coerenti. Una maggiore coesione non può che essere un beneficio e un veicolo per valorizzare le diverse realtà del territorio».  La strategia è chiara. Ma di questi tempi occorre fare i conti anche con una carenza di risorse. La crisi sta mettendo in ginocchio il pubblico e il privato.  «I momenti di criticità si possono vivere come alibi, motivi di lamentela, o come occasioni per costruire nuovi modelli di sviluppo. Credo che l'Elba debba fare questo: approfittare del momento di crisi per rinnovarsi, scegliere il proprio futuro e dimostrare che sa mettere in campo modernità e ciò non può che passare, a mio avviso, dal superamento del particolarismo, come atteggiamento ancor prima che come superamento della divisione amministrativa».

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