Proteste
Toremar, privatizzazione a rischio
Valentina Landucci
Se Tirrenia non restituisce 9 milioni alla compagnia salta la procedura
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PORTOFERRAIO. Toremar alla svolta. O si trovano garanzie per restituire i nove milioni e 700 mila euro che l'ex consociata Tirrenia deve alla compagnia regionale. Oppure la procedura di privatizzazione rischia di saltare. L'equazione è semplice: la compagnia Toscana ha un patrimonio dei 8 milioni di euro circa (sostanzialmente il valore della flotta). Il credito che vanta nei confronti di Tirrenia supera i 9 milioni. E se i soldi non arrivano perché la compagnia madre non li può pagare - come conferma l'attuale situazione di insolvenza dopo il flop della procedura di privatizzazione - quel credito si trasforma in un debito. La conseguenza? C'è da scommettere che nessuna delle 11 società di navigazione che hanno manifestato interesse all'acquisto di Toremar resterà in partita. Ma c'è anche da capire se a questo punto convenga, alla Regione, privatizzare. Niente garanzie. Niente acquirenti. Ma soprattutto un rischio: potrà la società continuare a sopravvivere se qualcuno non le restituirà i soldi a suo tempo presi in prestito per aiutare la compagnia madre? O si apriranno invece le porte del tribunale fallimentare? Lo scenario. Il rischio di veder saltare la privatizzazione si lega a un quadro in continua evoluzione: un mosaico con tante tessere ancora da sistemare. Partiamo dal principio, cioè gli accordi sui tempi per la privatizzazione. Toremar passa, gratuitamente, dalla proprietà dello Stato a quella della Regione tra novembre e dicembre dello scorso anno. Stesso periodo in cui Stato e Regione siglano un accordo in base al quale si mettono sul piatto circa 15 milioni di euro l'anno (3 della Toscana) per il finanziamento del servizio pubblico e della continuità territoriale e si fissa un termine per «il completamento - si legge testualmente nel documento - del processo di privatizzazione entro il 30 settembre». Ad oggi quell'obbiettivo è quanto mai lontano perché a parte undici buste chiuse in cassaforte in Regione (quelle delle compagnie che hanno manifestato interesse all'acquisto), la procedura di privatizzazione non ha prodotto niente altro. O meglio niente altro di ufficiale perché, in via ufficiosa, si sa che il bando e il contratto di servizio scritti a quattro mani tra Regione e Unione Europea ci sono. Ma da Firenze c'è chi ha suggerito di fermare le macchine. Prima bisogna capire se quei 9 milioni e 700 mila euro arriveranno, per evitare di mettere sul mercato una società a rischio insolvenza. 30 settembre. Ma non è l'unica questione aperta. Perché il 30 settembre si avvicina: poco più di due settimane ancora. Una data non casuale. E' l'Unione Europea che la impone, pena infrazioni. Non solo: le convenzioni in base alle quali i traghetti continuano a navigare, garantendo collegamenti pubblici essenziali (e finanziati, per questo, dal pubblico), scadono il 30 settembre per Tirrenia, ma anche per Toremar. La Regione, sul punto, rassicura. «L'iter di Toremar procede in maniera autonoma - fanno sapere gli uffici fiorentini - rispetto alla compagnia madre e, a differenza di quanto sta succedendo a Tirrenia, non è strettamente necessario per la compagnia toscana rinnovare la convenzione oltre il 30 settembre. Al momento, infatti, in Toscana, al contrario di altre situazioni, essendo in corso una procedura di gara, fino alla sua conclusione possiamo mantenere autonomamente l'affidamento diretto a Toremar». L'impressione, però, è che nessuno sappia - o voglia far sapere - con precisione cosa succederà se la proroga dei termini per la privatizzazione e, conseguentemente, delle convenzioni, non verrà concessa dall'Ue. L'esito dell'incontro tra l'amministratore straordinario Tirrenia, D'Andrea, e i tecnici di Bruxelles sul tema resta - al momento - un mistero. La via d'uscita, per Toremar, potrebbe essere la pubblicazione del bando per la privatizzazione prima del 30 settembre (nonostante le perplessità sul rientro dal debito) per dimostrare che la gara è in corso, evitare le procedure di infrazione e - soprattutto - garantire la continuità dei servizi di collegamento. Un passo avanti. Mettiamo però che alla fine la proroga, valida anche per Toremar, venga concessa. Cosa potrebbe succedere a quel punto per la procedura di privatizzazione Toremar? Torniamo al punto di partenza. A Firenze tutto è pronto per la pubblicazione del bando Toremar e l'invio delle lettere di invito alle compagnie che hanno manifestato interesse all'acquisto. Ma se non viene fatta chiarezza sui debiti di Tirrenia la compagnia rischia di presentarsi sul mercato con conti in disseto, al limite della procedura fallimentare. Con la proroga la Regione avrebbe, sostanzialmente, più tempo per trattare con lo Stato sulle garanzie di rientro dal debito o comunque individuare una strada per aggirare l'ostacolo economico, magari - come suggeriscono alcuni esperti - facendo valere la vera ricchezza di Toremar: gli slot (blindati, cioè sostanzialmente non modificabili perché collegati all'effettuazione di servizi pubblici essenziali) su una tratta come la Piombino-Elba per la quale l'utile è pressoché assicurato. La dimostrazione sono proprio i conti di Toremar: tra mille difficoltà e costi crescenti lo scorso anno è riuscita a chiudere il bilancio con un milione di euro di utile.
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