La manifestazione
Crescono precarietà e lavoro nero
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Una manifestazione contro il fenomeno del lavoro neroSolo alla Cgil 600 vertenze nel 2009, il 18% in più dell'anno precedente
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PIOMBINO. Donne, ragazzi, immigrati: continuano ad essere questi i soggetti più vulnerabili di un mercato del lavoro impazzito, in cui il ricorso a strane formule contrattuali s'intreccia all'occupazione completamente al di fuori di ogni regola. Quella al nero. Soprattutto se stagionale. E passata l'estate, c'è chi proverà a recuperare quanto gli spetta attraverso i sindacati. Accade ogni anno così. Ma i numeri lievitano. E in qualche caso la crisi è un alibi. La conferma è nelle parole di Antonella Di Giambattista, responsabile provinciale del settore vertenze Cgil. Che parla di un'impennata facilmente prevedibile. Di numeri che da qualche tempo a questa parte segnano sempre un più. Come nel 2009 quando solo negli uffici Cgil di Livorno e provincia furono affrontate complessivamente 1.174 vertenze, quasi seicento delle quali nelle sedi di Piombino, Val di Cornia ed Elba. Molte, riferite proprio ad occupazioni estive. Il 18% in più rispetto al 2008. Se si sommano gli sportelli attivati dalle altre sigle confederali e da quelle autonome, il contenzioso sale sensibilmente. «Ad avere sempre più spazio nei rapporti di lavoro, a partire da quello stagionale, è l'uso improprio di alcune tipologie di contratto», commenta la sindacalista. Prendiamo il cosiddetto lavoro a chiamata. L'esempio è quello della pizzeria che in giugno, quando c'è meno gente in giro, chiama un cameriere due o tre volte a settimana. Poi, in luglio e agosto, quando ha più bisogno di personale, lo fa lavorare tutti i giorni a tempo pieno, regolando la differenza con i fuori-busta. Cresce anche il numero delle ditte che fanno firmare la lettera di dimissioni in bianco. Da far valere anche con i contratti a termine o di apprendistato. In base alle esigenze aziendali. «Tutto ruota intorno alla ricattabilità. Più si è ricattabili e più l'illegalità è diffusa», prosegue Di Giambattista. Che di dubbi non ne ha. A guadagnare dal sistema sono solo le imprese. «Trovatemene una che, al nero, paghi la cifra lorda più i ratei di tredicesima, quattordicesima, liquidazione e ferie. E, se la trovate, sappiate che come minimo ha risparmiato i contributi».
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