Sicurezza
La Lucchini potrebbe trarre vantaggi dal rialzo del rottame e di prodotti come vergella e barre
Acciaio, segnali positivi dal mercato
Giorgio Pasquinucci
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Lo stabilimento della Lucchini-Severstal La ripresa d'ottobre caratterizzata da un aumento generalizzato dei prezzi
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PIOMBINO. I risultati ottenuti dalla Lucchini nella prima parte di quest'anno, in particolare l'utile di 21 milioni di dollari realizzato nel secondo trimestre, confermano che lo stabilimento di Piombino non è poi un ferro vecchio da buttare, nonostante i guai finanziari, tornati al centro della trattativa con le banche per la ristrutturazione del debito di 770 milioni. Se il mercato tira, insomma, lo stabilimento è in grado di fare ancora la sua parte. I risultati ottenuti nei primi sei - secondo fonti Lucchini - non potranno essere replicati nel terzo trimestre (giugno-settembre) caratterizzato da un calo della domanda di prodotti base dello stabilimento come la vergella e le barre. L'altoforno è stato preparato per resistere ad un ulteriore abbassamento della produzione, che passerà dalle 4mila alle 3.700 tonnellate giornaliere di ghisa. Alla crisi estiva ha resistito soltanto il mercato delle rotaie, dove però i contratti sono perlopiù con gli stati e a media e lunga scadenza. Un rallentamento comprensibile, considerando che molti clienti della Lucchini hanno chiuso ad agosto le loro aziende. Se è vero che la siderurgia sta ancora navigando a vista, tuttavia qua e là si intravedono segnali positivi per l'ultimo trimestre dell'anno. Il primo dato positivo, di cui potrebbe avvantaggiarsi il ciclo integrale di Piombino, è la tendenza al rialzo del prezzo del rottame, utilizzato in maniera prevalente dalle acciaierie elettriche. Si parla di un possibile aumento di 30 euro a tonnellata rispetto ai mesi precedenti la pausa estiva. C'è anche una tendenza al rialzo delle materie prime. Ma anche questo potrebbe essere un dato non del tutto negativo per la Lucchini, che potrebbe ancora sfruttare - come è avvenuto in passato - l'integrazione con Severstal, che In Russia ed in altre parti del mondo possiede miniere di ferro e di carbone. E' così vero che nei giorni scorsi la stampa specializzata ha riportato una dichiarazione ottimistica di Mordashov: «Abbiamo una grande opportunità nei nostri mercati grazie alla competitività dei costi, al nostro modello integrato e alla salda posizione finanziaria». Grossi gruppi siderurgici, come la Thyssen-Krupp e l'Arcelor-Mittal hanno già annunciato un aumento dei prezzi dei prodotti piani a partire da ottobre. Tendenze al rialzo dei prezzi emergono anche in tutto il settore dei prodotti lunghi sui quali la Lucchini è ancora uno dei leader europei. I magazzini scarichi dopo la chiusura estiva di molte aziende e il rottame in risalita stanno, infatti, spingendo al rialzo il prezzo della vergella, che ha guadagnato sul mercato circa 50 euro a tonnellata rispetto al periodo preferiale, attestandosi intorno alle 500 euro a tonnellata. In aumento anche i prezzi delle travi, che hanno guadagnato 20 euro a tonnellata (prezzo 290-310 euro), e i laminati mercantili in genere. Non tutto il mondo siderurgico italiano è pessimista, tanto che alcune aziende prevedono che l'aumento del prezzo dell'acciaio possa portare ad un graduale aumento delle stime sugli utili del 2011. Un quadro in movimento, dunque, che potrebbe avere effetti positivi anche per i prodotti piatti, migliorando la stessa situazione di difficoltà in cui si sta barcamenando la Magona.
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