Il Tirreno

Avanzata la proposta di ingresso nel pacchetto azionario del pool degli istituti finanziari creditori

Lucchini e banche tornano a trattare

Giorgio Pasquinucci
Un’immagine dello stabilimento Lucchini
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Un’immagine dello stabilimento Lucchini

La società pronta a ricapitalizzare in cambio della ristrutturazione del debito

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 PIOMBINO. E' ripresa ieri a Milano la trattativa tra i vertici del gruppo Lucchini e una delegazione degli azionisti e il pool di banche creditrici per la ristrutturazione del debito di 770 milioni di euro fin qui maturato dall'azienda siderurgia. I primi segnali sembrano andare per il momento nella direzione auspicata.  «Gli azionisti - si legge in una nota diffusa dalla stessa Lucchini - hanno affermato di essere pronti, per l'attuazione di un piano di ristrutturazione della società, a fornire il proprio sostegno finanziario, sia sotto forma di apporto di nuovi capitali, sia attraverso la concessione di una linea di finanziamento revolving». Alle banche, insomma, è stata offerta la disponibilità - come avevano chiesto - a ricapitalizzare la società. Ma è altresì stato chiesto che facciano la loro parte. Accanto alla rimodulazione del credito, è stata dunque avanzata l'ipotesi di un ingresso diretto degli istituti creditori nel pacchetto azionario delle società.  Le banche hanno per il momento raccolto le proposte della società, riservandosi di approfondirle con i propri consulenti in due pool di lavoro. Se ancora non si può parlare di un clima di disponibilità, da questo primo incontro sembra emergere la volontà di trovare una soluzione alla grave impasse finanziaria evitando una rottura che potrebbe essere assai scomoda per entrambe le parti.  «Siamo impegnati a portare a termine la rinegoziazione con le banche nell'interesse di tutti gli stakeholder - ha dichiarato l'amministratore delegato della Lucchini Marcello Calcagni - La collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, banche comprese, è necessaria per risollevare la situazione e definire la migliore strategia del gruppo. Il management sta finalizzando, con il pieno sostegno dei suoi azionisti, il piano strategico che ha lo scopo di garantire il migliore utilizzo della capacità produttiva dello stabilimento di Piombino».  La riapertura della trattativa con le banche coincide con la pubblicazione del sito ufficiale della Severstal del bilancio operativo. Nei primi sei di quest'anno il gruppo Lucchini è tornato a guadagnare. Nel secondo trimestre è addirittura riuscito a riportare un utile di 21 milioni di dollari. Il fatturato dei primi sei mesi è stati di 1.240 milioni di dollari, contro gli 841 del 2009. Anche l'Ebitda (il margine operativo a netto delle tasse) è salito a 52 milioni di dollari a fronte di un meno di 129 milioni dell'anno scorso. Le vendite sono aumentate del 14% (661 milioni di dollari nel secondo trimestre, 579 nel primo).  Anche Severstal, presente nel gruppo con il 49,2% dopo la fittizia vendita della maggioranza ad Alexey Mordashov, è riuscita ad aumentare i suoi ricavi (Lucchini esclusa) del 53,6%, passando da 4,810 milioni di dollari del primo semestre 2009 ai 7.387 di quest'anno. L'utile stato di 192 milioni.  Vele al vento? In realtà, secondo fonti Lucchini, il terzo trimestre è stato negativo. Si spera in una ripresa a settembre, quando molti clienti riapriranno le loro aziende. Ma intanto la scarsa domanda di prodotti, come la vergella e le travi, ha già costretto a programmare una riduzione produttiva dell'altoforno, che passerà 4mila tonnellate di ghisa al giorno a circa 3.700 (a fronte di una capacità di 5mila tonnellate). Per assicurare la sicurezza dell'impianto, i tecnici dell'azienda sono al lavoro per ridurre la portata delle tubiere.

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