Il Tirreno

L’amministratore delegato Nannipieri: «Niente licenziamenti, ma ridimensionamento del turn-over»

Magona, tagli ai costi e più sacrifici

Giorgio Pasquinucci
Un reparto della Magona e l’ad Leandro Nannipieri
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Un reparto della Magona e l’ad Leandro Nannipieri

Chiesta ai sindacati maggiore flessibilità e la riorganizzazione del lavoro

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 PIOMBINO. I conti in Magona non tornano e l'azienda chiede che anche i lavoratori facciano la loro parte di sacrifici. Riorganizzazione del lavoro e aumento delle esternalizzazioni. La situazione è stato illustrata ieri mattina ai sindacati dall'amministratore delegato Leandro Nannipieri. La domanda è ancora scarsa, la concorrenza agguerrita e lo stabilimento soffre dello squilibrio tra costi di produzione e prezzi del mercato.  Una realtà in contraddizione con il bilancio 2009 presentato nel maggio scorso, dal quale emergevano segnali di ripresa. Un utile d'esercizio di 3 milioni e 889mila euro, a fronte di 386 milioni di ricavi e 382 di costi. Ben 9 milioni in meno rispetto al 2008, ma teoricamente un buon risultato considerata la crisi. Teoricamente, perché, così spiega Nanniperi, «meccanismi di bilancio interni al gruppo Arcelo-Mittal hanno fatto ricadere su Magona risultati di bilancio positivi, che tuttavia non rappresentano la situazione reale dello stabilimento».  Meccanismi complessi, difficili da spiegare. Ma di fatto, se Magona fosse stata una realtà a se stante invece di far parte di una grande multinazionale, i conti da presentare sarebbero stati ben diversi: «in perdita e non certo in attivo», sostiene Nanniperi. Nel 2009 lo stabilimento è riuscito a produrre solo 344 mila tonnellate, a fronte di una capacità di 800-850 mila. Una situazione che ha già imposto una cura dimagrante: da circa 700 dipendenti si è passati a 600, gestendo le fuoriuscite con la mobilità incentivata che si è aggiunta ai pensionamenti per l'amianto. La cura evidentemente non è bastata.  «La situazione è fluida - sostiene l'ingegner Nannipieri - Continuiamo a soffrire molto sulla redditività. Sulla forbice tra prezzi e costi abbiamo ottenuto solo parziali risultati». Paradossalmente l'andamento negativo sarebbe legato meno di quello che si pensa ai volumi delle produzioni. «Negli ultimi due mesi abbiamo guadagnato di più producendo meno, perché abbiamo potuto selezionare i clienti. Fino a giugno invece, per alimentare uno dei reparti zincatura, abbiamo dovuto accettare prezzi anche moto bassi».  Nel quarto trimestre ci sono ordini per 115mila tonnellate. Il che significa terminare l'anno con una produzione complessiva di 487mila tonnellate. Che succederà a dicembre impossibile saperlo: Magona, come altre aziende, è costretta a navigare a vista.  Se non si possono aumentare i prezzi occorre tagliare i costi. Questo l'input che Arcelor-Mittal ha dato ai dirigenti Magona. Alla fine il costo maggiore è sempre quello del personale, che incide per il 60% nei conti dell'azienda. Riorganizzazione del lavoro significa dunque tagli. Non selvaggia, nessun licenziamento, ma «minimizzazione del turn-over», dice l'amministratore delegato.  «Flessibilità delle prestazioni operative ed esternalizzazioni. Questa è l'ipotesi che ci ha presentato l'azienda», sostiene Claudio Valacchi, rappresentante della Fiom nella Rsu. La discussione è appena avviata. Azienda e sindacati la prossima settimana per iniziare ad entrare nel merito del piano dell'azienda. Pur riconoscendo le difficoltà del mercato, il ragionamento del sindacato è assai diverso. «Non si può tenere sotto controllo solo i costi scaricando tutto sui lavoratori - sostiene Valacchi - Il mercato è molto competitivo, è vero, ma per affrontarlo occorre investire sulla qualità e la formazione, ricercare nicchie di mercato più remunerative».  L'allargamento del "tandem" e la combi-line (reparto di zincatura-verniciatura) sono sempre nei piani dell'azienda. Ma Mittal sembra che non lo abbia mandato a dire ai sui dirigenti. Il gruppo ha un'esposizione di 28 miliardi di dollari e non può fare ricorso al credito per gli investimenti. L'alternativa? Tagliare i costi e guadagnare di più.

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