Il Tirreno

DONNE

Più impegno contro le violenze

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Dallo stalker della porta accanto allo sconosciuto molestatore per strada. Ma il pericolo più grande rimane quello vicino a noi. Il violentatore ha le chiavi di casa. In meno di un mese, solo in Italia, sono già nove le donne uccise da mariti, o ex fidanzati.  La maggior parte delle violenze si consuma fra le pareti domestiche poi nei luoghi di lavoro, nei rapporti interpersonali, nella vita sociale e comunitaria. Tante, troppe, una su tre dicono le statistiche, sono le donne picchiate, perseguitate, violate fisicamente, moralmente e psicologicamente solo perché nate donne. Una "strage" in cui il silenzio è ancora l'elemento principale. Se ne parla ancora troppo poco e ancor meno ne parlano le donne. Soprattutto se il protagonista della violenza è un marito, un fidanzato o comunque un partner. È necessario diffondere la cultura del rispetto per se stesse, per gli altri e del riconoscimento reciproco.  Le donne il più delle volte hanno paura di denunciare. Ancora più spesso non se lo possono permettere, non sanno a chi rivolgersi o non si sentono sufficientemente supportate o tutelate. Per fortuna nel nostro territorio esiste da tempo un Centro antiviolenza ed una rete di servizi ai quali le donne possono rivolgersi con tranquillità, certe di trovare accoglienza e assistenza. È necessario quindi operare per rompere il muro del silenzio e della paura aumentando l'informazione e i servizi con l'impegno di tutti.  Certo sentenze come quella di due settimane fa non incoraggiano a difendersi e a parlare. La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni perché "il fatto non sussiste", rilevando che non si può considerare come "condotta vessatoria" l'atteggiamento aggressivo non caratterizzato da "abitualità". I fatti "incriminati", ha spiegato la Cassazione, erano solo saltuari. Inoltre la condizione della donna per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica "emotivamente". In pratica le mogli che hanno un carattere forte e che non si lasciano intimorire da minacce e percosse del marito rischiano di vedere il coniuge assolto. Maria G. Braschi (presidente Commissione pari opportunità Piombino)

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di Redazione Pisa