Il Tirreno

Aggredisce e sequestra la ex, arrestato

Posto di blocco dei carabinieri
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Posto di blocco dei carabinieri

In carcere un operaio: aveva minacciato la donna costringendola a salire in auto

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 VENTURINA. La rabbia covava da un po' di tempo, da quando lei lo aveva lasciato. Lui non l'aveva presa bene, ma insomma, poteva essere una delle tante storie dove i bei ricordi scoloriscono insieme al dolore, piano piano, come una vecchia foto. Invece è bastato rivederla una mattina d'estate, allegra e sorridente insieme agli amici, per fargli perdere la testa.  E' accaduto nel centro di Venturina: all'uomo, un operaio di 40 anni abitante in paese, incensurato, di cui i carabinieri non hanno fornito le generalità, sono bastati pochi secondi per rovinarsi la vita, finendo in carcere con accuse gravissime.  Questione davvero di istanti, quando passando in centro con l'auto ha visto l'ex convivente che chiacchierava con degli amici: l'uomo si è fermato di colpo, è sceso e l'ha raggiunta a piedi investendola subito con una scarica di insulti e minacce.  Lei non è riuscita a reagire, nemmeno quando lui l'ha costretta a salire in macchina fermandosi poi in un parcheggio.  A bordo l'operaio ha continuato nel suo comportamento violento, fatto ancora di insulti, recriminazioni, minacce.  Un incubo durato quasi un'ora: la donna poi a un certo punto è riuscita ad approfittare di un momento di distrazione dell'ex compagno, a saltare fuori dalla macchina e a chiedere aiuto a un passante che l'ha soccorsa prima di dare l'allarme al 112.  L'uomo ha messo in moto ed è fuggito, mentre la donna è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale Villamarina, dove è stata medicata per alcune lesioni, con una prognosi di sette giorni.  Intanto una pattuglia dei carabinieri si è messa in cerca dell'operaio, rintracciato e arrestato poco dopo a Venturina, da dove non si era più mosso.  L'aver costretto in macchina l'ex compagna gli è costato l'arresto con l'accusa di sequestro di persona, ma dovrà rispondere anche dei reati di lesioni, ingiurie, minacce e porto ingiustificato «di strumenti atti a offendere». L'operaio è stato trasferito al carcere di Livorno, in attesa di essere interrogato dal magistrato. (cloz)

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