Sicurezza
Lucchini non venderà braccio di ferro con le banche
Vendere? Non è più una priorità». La lettera, inviata dall'ad del gruppo Lucchini Marcello Calcagni a tutti i dipendenti, muta lo scenario dello stabilimento di Piombino e degli altri presidi Lucchini.
4 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. «Vendere? Non è più una priorità». La lettera, inviata dall'ad del gruppo Lucchini Marcello Calcagni a tutti i dipendenti, muta lo scenario dello stabilimento di Piombino e degli altri presidi Lucchini. Il cambio di linea è stato annunciato ieri, al termine dell'assemblea degli azionisti che si è svolta a Mosca. «Adesso la priorità - si legge nella lettera - è quella di finalizzare e attuare il business plan che è in corso di analisi approfondita da parte degli azionisti».
E adesso che l'urgenza di vendere è stata rimossa da Mordashov, l'ago della bilancia si sposta integralmente sul braccio di ferro con le banche, che vantano un credito di 770 milioni nei confronti di Lucchini.E la vendita? «Viene ancora considerata», ha spiegato Calcagni ma avverrà solo dopo l'accordo per la rinegoziazione del debito con le banche. Come dire prima ristrutturiamo la casa e dopo vediamo se si creano le condizioni per metterla in vendita. I nuovi sviluppi della vicenda Lucchini sono emersi solo qualche ora dopo la manifestazione di 600 lavoratori, che hanno partecipato all'assemblea pubblica tenuta di fronte alla direzione dello stabilimento.
Numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, di tutte le forze politiche, delle associazioni di categoria hanno voluto essere presenti per dimostrare vicinanza ai lavoratori e per scongiurare l'ipotesi di un collasso del secondo poolo siderurgico nazionale. Intorno alle 9,15 il corteo si è mosso dal piazzale della portineria, portandosi di fronte alla direzione. Denominatore comune degli interventi la preoccupazione per il destino della fabbrica. «Questa vertenza deve essere il simbolo di resistenza industriale - ha detto il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà - la finanza non può cancellare un sito industriale come quello di Piombino». Il salvataggio del sito produttivo piombinese è una priorità per il presidente della Regione, Enrico Rossi. «Non sono nè pessimista, nè ottimista, ma determinato a combattere fino in fondo per lo stabilimento. C'è una forte unità tra lavoratori, sindacati e istituzioni. La Regione è qui in forza e la mia esperienza mi dice che se questa unità si mantiene otterremo risultati importanti». Nessuno ha la ricetta pronta per uscire da una crisi che Lucchini sta trascinando da mesi. «Una possibilità deve esserci - ha spiegato il sindaco Gianni Anselmi - l'opzione zero non la prendiamo neanche in considerazione, così come soluzioni che depauperino la struttura occupazionale di questo territorio. Dobbiamo lavorare per preparare il dopo, Che sia Mordashov o chiunque altro, il territorio deve avere una visione chiara di sè».
Lo sciopero di ieri è il primo passo di una vertenza che si preannuncia lunga e tiene con il fiato sospeso migliaia di famiglie. «La situazione è grave, nonostante le rassicurazioni dell'azienda - ha tuonato dal palco il segretario provinciale Fiom, Luciano Gabrielli - l'accordo con le banche è un passo obbligatoma il vero punto è che Mordashov chiarisca una volta per tutte cosa vuole fare di Lucchini. Dobbiamo essere vigili, valutare il piano industriale che ci sarà presentato e lottare per il mantenimento dell'occupazione e del sito produttivo». Del resto la presentazione di un nuovo, convincente, piano industriale è propedeutica per la sintesi con gli istituti di credito. Un piano che lo stesso Alexsej Mordashov, atteso a Piombino per il 3 agosto, discuterà con le istituzioni e con le organizzazioni sindacali.
«Non intendo giudicare i passi mossi dall'azienda fino alla presentazione del piano industriale - ha spiegato Vincenzo Renda, segretario provinciale Uilm - già nel'900 il sito di Piombino era il ciclo più importante d'Italia, siamo abituati a lottare per i diritti dei lavoratori. Vogliamo che Mordashov o chi per lui presenti un piano industriale con gli investimenti necessari a mantenere i livelli produttivi». Fino a quel momento i sindacati restano in agitazione. «Il 90 % dei lavoratori ha aderito allo sciopero - ha commentato dal palco Fausto Fagioli, segretario provinciale Fim - ci appelliamo a tutte le forze sociali per sostenere la battaglia per la difesa dello stabilimento e dei 4000 mila lavoratori che rischiano di vivere una tragedia sociale. Vogliamo sapere di più sulle strategie del gruppo e aprire un tavolo sulla siderurgia che, ad oggi, non esiste».
E adesso che l'urgenza di vendere è stata rimossa da Mordashov, l'ago della bilancia si sposta integralmente sul braccio di ferro con le banche, che vantano un credito di 770 milioni nei confronti di Lucchini.E la vendita? «Viene ancora considerata», ha spiegato Calcagni ma avverrà solo dopo l'accordo per la rinegoziazione del debito con le banche. Come dire prima ristrutturiamo la casa e dopo vediamo se si creano le condizioni per metterla in vendita. I nuovi sviluppi della vicenda Lucchini sono emersi solo qualche ora dopo la manifestazione di 600 lavoratori, che hanno partecipato all'assemblea pubblica tenuta di fronte alla direzione dello stabilimento.
Numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, di tutte le forze politiche, delle associazioni di categoria hanno voluto essere presenti per dimostrare vicinanza ai lavoratori e per scongiurare l'ipotesi di un collasso del secondo poolo siderurgico nazionale. Intorno alle 9,15 il corteo si è mosso dal piazzale della portineria, portandosi di fronte alla direzione. Denominatore comune degli interventi la preoccupazione per il destino della fabbrica. «Questa vertenza deve essere il simbolo di resistenza industriale - ha detto il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà - la finanza non può cancellare un sito industriale come quello di Piombino». Il salvataggio del sito produttivo piombinese è una priorità per il presidente della Regione, Enrico Rossi. «Non sono nè pessimista, nè ottimista, ma determinato a combattere fino in fondo per lo stabilimento. C'è una forte unità tra lavoratori, sindacati e istituzioni. La Regione è qui in forza e la mia esperienza mi dice che se questa unità si mantiene otterremo risultati importanti». Nessuno ha la ricetta pronta per uscire da una crisi che Lucchini sta trascinando da mesi. «Una possibilità deve esserci - ha spiegato il sindaco Gianni Anselmi - l'opzione zero non la prendiamo neanche in considerazione, così come soluzioni che depauperino la struttura occupazionale di questo territorio. Dobbiamo lavorare per preparare il dopo, Che sia Mordashov o chiunque altro, il territorio deve avere una visione chiara di sè».
Lo sciopero di ieri è il primo passo di una vertenza che si preannuncia lunga e tiene con il fiato sospeso migliaia di famiglie. «La situazione è grave, nonostante le rassicurazioni dell'azienda - ha tuonato dal palco il segretario provinciale Fiom, Luciano Gabrielli - l'accordo con le banche è un passo obbligatoma il vero punto è che Mordashov chiarisca una volta per tutte cosa vuole fare di Lucchini. Dobbiamo essere vigili, valutare il piano industriale che ci sarà presentato e lottare per il mantenimento dell'occupazione e del sito produttivo». Del resto la presentazione di un nuovo, convincente, piano industriale è propedeutica per la sintesi con gli istituti di credito. Un piano che lo stesso Alexsej Mordashov, atteso a Piombino per il 3 agosto, discuterà con le istituzioni e con le organizzazioni sindacali.
«Non intendo giudicare i passi mossi dall'azienda fino alla presentazione del piano industriale - ha spiegato Vincenzo Renda, segretario provinciale Uilm - già nel'900 il sito di Piombino era il ciclo più importante d'Italia, siamo abituati a lottare per i diritti dei lavoratori. Vogliamo che Mordashov o chi per lui presenti un piano industriale con gli investimenti necessari a mantenere i livelli produttivi». Fino a quel momento i sindacati restano in agitazione. «Il 90 % dei lavoratori ha aderito allo sciopero - ha commentato dal palco Fausto Fagioli, segretario provinciale Fim - ci appelliamo a tutte le forze sociali per sostenere la battaglia per la difesa dello stabilimento e dei 4000 mila lavoratori che rischiano di vivere una tragedia sociale. Vogliamo sapere di più sulle strategie del gruppo e aprire un tavolo sulla siderurgia che, ad oggi, non esiste».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
