Il Tirreno

Lucchini, nervi tesi per lo sciopero

Luca Centini
Lo stabilimento piombinese della Lucchini Severstal
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Lo stabilimento piombinese della Lucchini Severstal

Domani assemblea pubblica davanti alla direzione: vertici indispettiti

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 PIOMBINO. Un giovedì caldo per il futuro Lucchini. Cresce l'attesa per l'assemblea degli azionisti del gruppo siderurgico in programma a Mosca. Domani, proprio mentre i quadri dirigenziali di Alexsej Mordashov esamineranno la situazione dello stabilimento Lucchini, i lavoratori incroceranno le braccia tre ore, scioperando «per difendere l'acciaio e il futuro del territorio».   Attesa. Ieri l'amministratore delegato Lucchini, Marcello Calcagni, era nella capitale russa, dove ha incontrato Mordashov con altri membri dello staff di Severstal.  Ufficialmente, come confermato da Lucchini, si è trattato di un incontro periodico per analizzare i dati produttivi. Ma è difficile pensare che la vicenda Lucchini, legata al rapporto tormentato con le banche, a una vendita che non decolla e a una complicata situazione produttiva, non sia stata al centro dell'attenzione.  Il meeting di ieri si è svolto nel più totale riserbo. Nessuna indiscrezione, nessuna novità per lo stabilimento, il cui futuro resta nella più totale incertezza. Così, in assenza di un passo in avanti chiaro, l'attenzione non può che spostarsi sull'assemblea di domani tra gli azionisti del Gruppo Lucchini.  Al tavolo parteciperanno gli azionisti di Severstal e quelli della società finanziaria che, in virtù del recente colpo di mano di Mordashov, ha acquisito il 50,8% del gruppo europeo. Proprio in questa sede l'assemblea dei soci potrebbe decidere se ricapitalizzare il gruppo con almeno 100-150 milioni, condizione dettata dalle banche, che vantano nei confronti di Severstal un credito di 770 milioni, per chiudere la trattativa per la rinegoziazione del debito.  Vendita al palo. Le dead-line per l'accordo tra banche e Lucchini è fissata per fine ottobre. Ma è chiaro che l'intesa da sola non può risolvere i problemi dello stabilimento, che dipende da una vendita finita da mesi in stand-by. L'ultima voce sui potenziali acquirenti è relativa all'interesse degli italiani della Danieli, che secondo voci di corridoio, avrebbero formulato un'offerta di circa 400 milioni per l'acquisto del gruppo Lucchini. La voce non ha riscosso alcuna conferma. L'azienda esclude novità e nuove manifestazioni di interesse per il passaggio delle quote azionarie.  Nervi tesi. L'incertezza, si sa, logora i rapporti. Prima la messa in vendita dello stabilimento, poi gli intrighi tra banche e finanza e la vendita che non decolla. Giorno dopo giorno, il rapporto tra i sindacati e la direzione Lucchini si sono raffreddati.  Domani Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero di 3 ore, dalle 9 alle 12, a difesa del futuro dello stabilimento. Per l'occasione non sarà organizzato il tradizionale corteo fino al centro cittadino, ma si svolgerà un'assemblea pubblica di fronte alla direzione dell'azienda. Proprio questa scelta, interpretata come un attacco ai dirigenti locali, pare aver indispettito i vertici del gruppo.

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