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La Severstal lascia Brescia

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Entro settembre a Piombino le ultime funzioni

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PIOMBINO. Entro settembre chuderà la sede bresciana di Severstal Lucchini e saranno trasferite a Piombino le ultime funzioni.Lo sostengono fonti del capoluogo lombardo secondo le quali l'operazione riguarderebbe settori vitali, come l'approvvigionamento di materie prime, gli uffici finanziari e l'eingegnering strategico. L'accorpamento su Piombino viene inquadrato come un restringimento del perimetro aziendale, propedeutico alla cessione. La scadenza di fine settembre deve fare i conti con la volontà di impiegati e dirigenti, di lasciare il palazzo di vetro della famiglia Lucchini, per occupare gli uffici di via della Resistenza. E di farlo in un panorama nebuloso, scandito da altri appuntamenti intermedi. In prima linea il nuovo incontro al Ministero dello sviluppo fissato per il 29. Ed è lì che il gruppo potrebbe calare sul piatto della bilancia i circa 4 mila lavoratori, tra diretti e indiretti, che rischiano il posto. E fissare i termini - alcuni preferiscono parlare di condizioni - del loro salvataggio. Gli scenari conseguenti includono quello che per i sindacati è il pericolo principale da scongiurare: la fine del ciclo integrale e la nascita nella zona dell'ex palude, di un'acciaieria elettrica o di impianti finitori in cui trasformare in rotaie i blumi di importazione, integrando la produzione con quella dei treni che già ci sono. Le due soluzioni segnerebbero il taglio drastico degli occupati. Così drastico da rendere progetti di sviluppo più urgenti. Ma non per questo realizzabili a breve termine. Intanto, Severstal prova a lanciare qualche segnale distensivo. In questi giorni ha erogato il premio di produzione, circa 700 euro per ogni dipendente. Ma il livello di attenzione resta alto. Anche tra le imprese dell'indotto, stressate dalla mancanza di pagamenti e in alcuni casi creditrici di somme ingenti. Per giovedì, Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero di tre ore, dalle 9 alle 12, e una manifestazione davanti alla portineria.Pesa, e non può che essere così, l'instabilità finanziaria del gruppo, che presenta un passivo di 770 milioni con le banche ed è uscito dall'orbita di Severstal dopo la cessione del 50,8% della società a una finanziaria controllata dallo stesso Mordashov al prezzo di un euro. Per i sindacati, si è trattato di un evidente messaggio di disimpegno e di contemporanea messa in sicurezza degli azionisti.

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