Il Tirreno

Il "Brignetti" a Benedetta Tobagi

Luigi Cignoni
Benedetta Tobagi
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Benedetta Tobagi

Ha vinto la trentottesima edizione del premio letterario

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PORTOFERRAIO. Va a Benedetta Tobagi (figlia trentatreenne di Walter Tobagi, l'editorialista del Corriere della Sera ucciso nel 1980 dal gruppo terroristico "28 marzo", in via Salaino a Milano, la trentottesima edizione del premio letterario internazionale "Isola d'Elba, Raffaello Brignetti". Ha trionfato con "Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre" (Einaudi) su altrettanti agguerriti concorrenti, quali Silvia Avallone, la ventiseienne biellese che ha risieduto per molti anni a Piombino, autrice di "Acciaio", il romanzo piazzatosi al secondo posto dello Strega di quest'anno) e Marius Szczygiel, il quarantaquattrenne scrittore e giornalista polacco autore di "Gottland". Lo ha proclamato il presidente della giuria letteraria, Alberto Brandani, ieri mattina nel corso della conferenza stampa alla Gran Guardia e poi lo ha ripetuto, la sera, nel chiostro del centro culturale De Laugier alle 21,30 durante la cerimonia ufficiale di premiazione. Un libro di grande rilievo storico e umano. Così lo ha presentato Marino Biondi, nel leggere le motivazioni che hanno indotto la giuria letteraria ad assegnarle il premio. L'ambientazione è quella degli Anni di Piombo. «L'autrice - ha aggiunto Biondi - ha ricostruito con rara perizia una stagione infida ed crudele dell'Italia di trent'anni fa, ricorrendo a un duplice ordine di archivi: quello delle carte, dei diari e quello del cuore». Tutto ebbe inizio la mattina del 28 maggio 1980, quando una "banda raccogliticcia" composta da sei terrotisti d'età compresa tra i 20 e i 29 anni esplose la sua rabbia, uccidendo per strada con un colpo alla nuca il giornalista del Corriere della Sera. Benedetta aveva poco più di tre anni e l'immagine del padre riverso sulla strada con il volto finito in una pozzanghera d'acqua stagnante le si imprimerà nella mente. Chiese il perché aveva un cerotto sul naso; le risposero per un piccolo intervento; in verità scoprirà dopo negli anni che era il foro da cui era uscito il proiettile mortale. Descrive tutto questo nel libro, «per nulla incline a ricercare complicità morali e politiche» intorno a quell'assassinio, ma soltanto dimostrando un forte amore nei confronti del padre, ma soprattutto nei confronti della Letteratura, «sempre più intesa - ha concluso Biondi - come strumento di conoscenza dentro la Storia e desiderio di Verità». La serata si è conclusa con un concerto di Azusa Onishi (violino) e Odgerel Sampilnorov (pianoforte).

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