Il Tirreno

Il dramma dei dipendenti della Cst net, da quattro mesi senza l’indennità a cui hanno diritto

Senza lavoro né cassa integrazione

Luca Centini
Una delle manifestazioni organizzate dai lavoratori della Cst net di Venturina
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Una delle manifestazioni organizzate dai lavoratori della Cst net di Venturina

L'azienda di Venturina chiusa da un anno e mezzo, l'Inps non paga

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 VENTURINA. Senza lavoro, senza stipendio. E da quattro mesi senza neanche le indennità della cassa integrazione che dovrebbero spettargli di diritto. E' il dramma dei lavoratori della Cst net di Venturina, chiusa ormai da un anno e mezzo per cessazione dell'attività. Gli stessi lavoratori che, dopo esser stati collocati per un anno in cigs, hanno chiesto e ottenuto una proroga per altri 12 mesi. Ma il decreto ministeriale non è ancora arrivato e i quasi 80 dipendenti rimasti in organico non vedono più un euro dallo scorso marzo.  Una situazione insostenibile che ha portato i responsabili delle Rsu Ilaria Landi (Uilm), Marina Giulianelli (Fiom), Vittoria Sagliocco (Fim) e le segreterie provinciali di Fiom e Uilm ad approvare un documento unitario, scritto per sensibilizzare il territorio, i vertici nazionali dei sindacati e gli enti preposti a dare risposte concrete. «Nel nostro caso il trattamento economico della cigs non è anticipato dall'azienda, ma viene pagato direttamente da Inps. La conseguenza è che i lavoratori sono penalizzati per tempi di attesa interminabili. Scaduti i primi 12 mesi di cassa sono stati presentati dalla Cst net tutti i documenti alla direzione provinciale del lavoro, a marzo 2010, che certificavano l'ottemperanza del vincoli imposti. Poi la pratica è passata al ministero che avrebbe dovuto firmare il decreto per sbloccare il secondo anno di cigs. Ma le cose non sono filate lisce». La burocrazia ha rallentato l'emissione del decreto, da fine maggio finito in qualche scrivania del ministero in attesa di essere firmato. «Ci aspettavamo tempi lunghi, sapevamo che la firma e l'erogazione delle indennità non sarebbero state immediate - spiegano i firmatari del documento - siamo coscienti che la nostra situazione è comune a centinaia di aziende, ma non ci è più di conforto la logica che siamo una goccia nel mare».  I sindacati Fiom e Uilm hanno sollecitato più volte gli enti preposti, cercando di snellire le procedure. Il deputato Pd Silvia Velo ha seguito da vicino la vicenda e sta lavorando per presentare un'interpellanza parlamentare sull'argomento. Ciò nonostante la pratica resta ferma a Roma, per lo sgomento dei lavoratori.  «L'impressione è che non sia solo la burocrazia a darci alle gambe, ma facciamo le spese di una cattiva organizzazione degli enti che hanno la responsabilità di gestire gli ammortizzatori sociali - denunciano i responsabili delle Rsu - siamo privati anche di quel sostegno al reddito che per legge ci deve essere riconosciuto. Mutui protestati, sfratti esecutivi, bollette e rate insolute. Così non si può andare avanti. Facciamo appello alla responsabilità sociale affinché il ministero firmi. Se dovessimo assistere a un atteggiamento di indifferenza, saremo pronti a scendere in piazza per difendere i nostri diritti».

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