Il Tirreno

Impietosa l’analisi di Adeanna Grilli (Confesercenti) sul fenomeno degli appuntamenti enogastronomici in Val di Cornia

«E' un'altra estate da sagra selvaggia»

Una delle sagre organizzate in Val di Cornia
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Una delle sagre organizzate in Val di Cornia

Istituzioni sollecitate alla programmazione come prevede il codice regionale sul commercio

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 PIOMBINO. «E' di nuovo un'estate da sagra selvaggia. La programmazione non c'è stata, le iniziative proliferano in maniera sempre più indiscriminata, il legame con il territorio è sempre più debole. E chi nella ristorazione lavora tutto l'anno, magari è costretto a chiudere». È impietosa l'analisi di Confesercenti sul fenomeno delle sagre paesane.  Ad un anno esatto dal primo allarme sulle degenerazioni del fenomeno, Adeanna Grilli (responsabile dei pubblici esercizi Fiepet) torna sull'argomento. «La capacità di spesa è minore, eppure da giugno a settembre fioriscono sempre più iniziative gastronomiche di piazza. In Toscana sono più di mille, e il nostro territorio è in prima fila - afferma Grilli - eventi definiti occasionali, allestiti da soggetti la cui professione sarebbe altra, ma che godono per tempi sempre più lunghi di agevolazioni che i ristoranti neppure si sognano: fiscali, igieniche, per l'inquadramento del personale. Ne viene fuori una situazione sempre più ingiusta per chi lavora nel settore, e sempre più caotica agli occhi del cittadino o del turista».  Salvo Suvereto, infatti, ricorda Grilli, «in Val di Cornia è rimasta inapplicata la programmazione imposta dal codice regionale sul commercio, che all'articolo 45 impone ad ogni comune di definire entro l'anno precedente il programma annuale delle manifestazioni dove si fa somministrazione temporanea, sentendo le parti sociali».  «E' urgente - sottolinea - che le istituzioni locali prendano coscienza di questa situazione, e si chiedano perché questo avvenga. Siamo consapevoli della funzione sociale di queste manifestazioni, ma occorre pretendiamo un maggiore senso della misura. Possiamo capire che le varie associazioni (sportive, di volontariato o dei partiti politici) abbiano necessità di organizzare eventi di sostegno, ma questo non deve più dare origine ad abusi» conclude.

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