Il Tirreno

Ermete Realacci: nessuna sicurezza per le isole dell’Arcipelago, fermiamo la corsa all’oro nero

Trivellazioni all'Elba, il caso discusso alla Camera

Una chiazza di petrolio in mare
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Una chiazza di petrolio in mare

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 PORTOFERRAIO. In discussione alla Camara, stamattina, le interrogazioni dei deputati Pd Ermete Realacci e Silvia Velo sul caso delle trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio nelle acque dell'Elba, in un'area di 643 chilometri quadrati tra Pianosa e Montecristo.  Una minaccia reale dato che è in corso di valutazione, da parte dei Ministeri dell'ambiente e dello sviluppo economico, una richiesta di autorizzazione per le trivellazioni da parte della multinazionale australiana Key Petroleum per l'area che si trova nel bel mezzo del Santuario dei Cetacei, a soli 3 miglia di distanza dalle coste superprotette di Pianosa, da un lato, e Montecristo dall'altro.  Per questo motivo l'Elba e l'Arcipelago sono state inserite tra le zone a rischio nel dossier di Legambiente, Texas Italia, presentato ieri da Goletta Verde. Un lungo elenco di siti potenzialmente a rischio a causa di richieste analoghe a quella della Key Petroleum che in nome dell'indipendenza energetica del Belpaese in realtà - secondo gli ambientalisti - promette solo scempi ambientali. E la lezione dell'incidente alla piattaforma petrolifera della British Petroleum nel golfo del Messico dovrebbe essere sufficiente per dire no alla corsa all'oro nero made in Italy. Insieme a tutti i danni che la ricerca e l'estrazione di petrolio comportano, come sottolinea Realacci nell'interrogazione in discussione oggi, a cominciare dalla produzione di fanghi tossici difficili da smaltire che dalle piattaforme petrolifere finiscono direttamente nelle pance dei pesce e sulle nostre tavole. Senza contare - ribadisce Realacci - gli scarsi controlli a cui verrebbero sottoposte le piattaforme in mare. Cosa succederebbe in caso di incidente. Realacci cita il caso elbano «in cui le trivellazioni - afferma - vengono effettuate, in pieno santuario dei cetacei, da piccole società che non sarebbero in grado, in caso di incidente, di far fronte né tecnicamente né economicamente ai possibili danni ambientali».

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