Il Tirreno

SIDERURGIA

Più innovazione per sopravvivere

Adriano Bruschi   (Legambiente)

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 La siderurgia in Europea può sopravvivere, a patto che si evolva, faccia ricerca, innovazione, che offra prodotti specializzati, garantendo servizi al cliente che non possono essere dati dalla Cina: capacità di marketing, stretti rapporti di fiducia con i fornitori e clienti, rapidità e flessibilità della consegna, qualità costante e garantita, intreccio con altri produttori e fornitori di servizi.  Occorre seguire l'esempio del Cav. Arvedi di Cremona che ha costruito impianti modernissimi che abbattono di oltre il 30% il consumo energetico, il quale ha dichiarato: «L'idea di costruire stabilimenti orientati all'economia di scala, in un'economia matura, è fallimentare. Oggi è meglio concentrarsi sulla qualità e sulla razionalizzazione della fasi produttive. L'Italia è un Paese privo di miniere, la nostra miniera è nella nostra testa, è nella capacità di offrire prodotti nuovi, eccellenti a costi competitivi».  A proposito di esternalizzare in Paesi dove il costo del lavoro è più conveniente: «Anche se in passato di occasioni ce ne sono state parecchie, siamo sempre rimasti legati a Cremona e al nostro territorio. Le fabbriche, ne sono convinto, vanno costruite vicino a chi compra e ti paga. Bisogna conoscersi per potersi fidare.» Per questo occorrono ingenti investimenti in impianti moderni che tra l'altro siano votati al risparmio e all'autoproduzione energetica. Insomma bisogna ricominciare daccapo con una nuova mentalità e con tanti soldi a disposizione. Ci saranno queste condizioni? Dicemmo nel 2003, a proposito delle rotaie unico prodotto finito, una tipicità, dello stabilimento di Piombino: «Il concorrente Voestalpine, in Austria, ha puntato tutto sulla qualità e affidabilità del prodotto, su un impianto moderno con un lay out razionale (che lavora permanentemente con gabbie in continuo): loro non vendono rotaie, vendono la linea ferroviaria completa, collaudata e certificata, con decine d'aziende che in ogni paese europeo, lavorano in sinergia con loro... Piombino non può neppure partecipare a quel genere d'appalti, esportiamo rotaie quasi solo nel terzo mondo».  Può darsi che la nostra sia stata una visione limitata, ma nessun altro fra politici e sindacati è mai entrato nel merito delle scelte industriali, rimanendo sempre a rimorchio delle decisioni aziendali.

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