Il Tirreno

La Lucchini rallenta e conferma il blocco dell’altoforno per due settimane aumentando le incertezze

Magona, stop per tutto agosto

Luca Centini
Claudio Valacchi e l’ingresso della Magona
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Claudio Valacchi e l’ingresso della Magona

Il calo della domanda costringe ad allungare la fermata estiva

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  PIOMBINO. Una vendita che non decolla, una negoziazione del debito con le banche che, entro ottobre, dovrà chiudersi positivamente per non aprire scenari disastrosi per lo stabilimento. Le difficoltà della Lucchini sono un segno tangibile della crisi che ha investito il polo siderurgico piombinese. Se il gruppo uscito da pochi giorni dall'orbita Severstal rappresenta oggi l'emergenza per il territorio, neanche la Magona può dormire sonni tranquilli.  L'instabilità del mercato dell'acciaio, per il quale si prevede un abbassamento dei prezzi nei prossimi mesi a dispetto di un aumento degli importi per le materie prime, pone degli interrogativi seri sui volumi produttivi che, a partire da settembre, scandiranno le attività dei tre stabilimenti piombinesi.   Lucchini. La situazione produttiva delineata dallo stesso amministratore delegato Marcello Calcagni durante il vertice al ministero dello sviluppo economico non è rassicurante. Nel primo semestre l'andamento di Lucchini è stato soddisfacente, facendo registrare un seppur minimo incremento del margine operativo lordo, ma per il secondo semestre è attesa una nuova stagnazione del mercato, dovuta a una contrazione degli ordini e alla caduta del prezzo dell'acciaio. L'azienda ha iniziato a calare la produzione di bramme e barre, mentre è già stata annunciato ai sindacati uno stop dell'altoforno dall'8 al 20 luglio per manutenzione. Ma, vista la situazione complessiva dello stabilimento, i sindacati temono che la fermata possa protrarsi più a lungo.  Un'incertezza per il futuro che rende ancora più cupo il quadro delle ditte di appalto, in condizioni preoccupanti per la riduzione produttiva dovuta al blocco degli investimenti e per i ritardi nei pagamenti che, come denunciato da Api Livorno e Cna, si sono allungati a 180 giorni.  Magona. Se le difficoltà Lucchini sono evidenti, Magona resta in attesa per capire quale piega potrà assumere il mercato nei prossimi mesi. E le preoccupazioni, legate soprattutto a un calo della domanda che investe il mercato sud-europeo, non mancano.  «I problemi ci sono soprattutto per i verniciati - commenta Valacchi (delegato Fiom nelle Rsu) - per questo tipo di prodotti c'è una concorrenza spietata. Riva e Marcegaglia producono privilegiando i volumi e a prezzi più bassi. Magona adotta una politica dei prezzi più alti, ma in questo modo il rischio è quello di perdere quote di mercato».  Gli impianti della fabbrica di via Portovecchio resteranno chiusi per tutto il mese di agosto, con gli operai che fronteggeranno la fermata ricorrendo a ferie collettive.  «La sosta sarà più lunga rispetto alle solite tre settimane - continua Valacchi - in questa fase i volumi sono ridotti, tant'è vero che l'azienda ha pensato ad anticipare alcuni ordini da settembre a luglio. Quello che succederà da settembre in poi è un'incognita, perchè il mercato dell'acciaio è di difficile lettura. C'è attesa perchè ci sono ancora stock da smaltire. La Zincatura 2 è ferma da maggio, si spera che a settembre l'azienda abbia le condizioni per farla ripartire e per riassumere i 13-14 interinali, a cui scadrà il contratto a metà agosto».  Dal punto di vista dell'occupazione Magona, lasciato alle spalle il periodo più duro della crisi, ha tenuto. «Riteniamo che proprio in questa fase di stagnazione del mercato l'azienda debba investire per attrezzarsi al meglio nell'ottica di una ripresa - spiega Valacchi - l'allargamento della tavola del tandem resta in questa direzione un investimento prioritario, perchè garantirebbe un mix produttivo diverso e aprirebbe a nuove nicchie di mercato».

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