Il Tirreno

Miliani: nessuno come lui, soprattutto nel calcio dei nostri giorni

Armando Picchi campione raccontato da un elbano doc

Un’immagine di Armando Picchi pubblicata nel volume di Miliani
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Un’immagine di Armando Picchi pubblicata nel volume di Miliani

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 PORTOFERRAIO. Sono passati quasi quaranta anni dalla morte, prematura, di Armando Picchi. E in un mondo del calcio sempre più ricco di denaro e sempre più povero di veri campioni nello sport e nella vita e di valori a Valberto Miliani - ex dirigente neroazzurro - è venuto in mente di raccontare, di nuovo e attraverso la voce della gente, chi era e cosa ha significato Armando Picchi per Livorno e l'Italia. Così, dopo venti anni dall'uscita del suo primo volume sul capitano dell'Inter torna in libreria "Armando Picchi: uomo e campione".  «Mi sono chiesto come, a 40 anni dalla sua morte, venisse ricordato Armando - spiega Miliani - e non da chi lo ha conosciuto o in quegli anni tifava Inter, ma dalla gente comune, da latri tifosi e sportivi. Ho chiesto di Picchi e a tutti sono venute le lacrime agli occhi». Una nuova edizione impreziosita anche dal commento del giornalista sportivo del Tirreno Federico Buti. Centoquaranta pagine di vita e testimonianze e anche di tanti aneddoti «uno dei quali- spiega Miliani - a pochi noto. Era una persona generosissima e faceva del gran bene, così si racconta che per aiutare un amico in difficoltà economiche gli fece arrivare una busta con un sacco di soldi senza che lui venisse mai a sapere chi l'aveva mandata». Un uomo umile e carismatico, molto religioso «tanto che la domenica - racconta Miliani - scappava con la moglie dal ritiro per andare a messa». Ma anche un vero livornese, in senso puro, autentico «mai disposto a sopportare i soprusi - continua Miliani - e sempre pronto a fare scherzi, anche tremendi». Per tutto questo un personaggio unico «come oggi non ce ne sono più perché negli ultimi dieci anni il calcio ha perso la sua anima - spiega l'ex addetto stampa e dirigente interista - come forse non ce ne sono mai stati altri. Magari di campioni tecnicamente più bravi sì, ma sul piano umano è stato un personaggio unico». E anche inimitabile sopratutto oggi «in un mondo - continua Miliani - dove tutto si consuma con rapidità, i personaggi cambiano ogni due anni. Anche all'Inter: una squadra che vince con 11 stranieri in campo e un allenatore, straniero, che se ne va il giorno stesso della vittoria». Quell'invasione di stranieri «che è il motivo principale - conclude Miliani - del nostro fallimento ai mondiali dovuto anche a scelte sbagliate e forse a troppa arroganza».

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