Il Tirreno

La crisi finanziaria del gigante siderurgico s’innesta col forte calo del lavoro

Lucchini, imprese al collasso

La fabbrica Lucchini
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La fabbrica Lucchini

Sei mesi di ritardo nei pagamenti: «Così chiuderemo presto»

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PIOMBINO. «Le imprese dell'indotto fanno da banca a un colosso che invece sembra avere proprio con le banche i piedi d'argilla». Cna e Api Livorno lanciano l'allarme sui ritardi dei pagamenti alle ditte dell'indotto. La crisi Lucchini ha portato le aziende «sull'orlo del baratro». Il quadro tracciato dalle due associazioni di categoria, in un comunicato congiunto del direttore Cna Marco Valtriani e di Api Livorno Giulia Massini, è allarmante. «Le aziende dell'indotto stanno anticipando le forniture e il lavoro da oltre 180 giorni - spiegano - è chiaro che sono le prime a pagare le conseguenze della crisi Lucchini».  Se l'intrigo finanziario tra Severstal e banche, da sciogliere entro il termine di ottobre, rischia di aprire scenari oscuri per lo stabilimento di Piombino, le imprese dell'indotto sono già alle prese da mesi con le gravi difficoltà legate al calo di lavoro e ai ritardi dei pagamenti.  Il rischio di un blackout dell'indotto, in cui lavorano circa 1400 lavoratori, è sempre più vicino. «C'è un forte disorientamento - spiega Marco Valtriani - perché le aziende non hanno certezze su ciò che succederà in fabbrica. L'unica cosa certa è che Lucchini ha smesso di pagare, senza neanche rispettare gli impegni assunti con il Prefetto sul pagamento a tutte le aziende del fatturato scaduto a novembre e dicembre».  In una situazione del genere sono molte le piccole e medie imprese che hanno dato vita a un'infuocata assemblea organizzata da Pmi Unite e, a causa di un progressivo indebitamento, si trovano di fronte a un bivio. «A questo punto - continua Marco Valtriani - per le imprese dell'indotto è lecito chiedersi se vale la pena continuare a rispondere alle chiamate per gli interventi dentro la fabbrica. E le banche continueranno ad accettare le fatture di Lucchini? L'azienda deve rispondere in modo preciso e rassicurante a questi interrogativi».  La mancanza di un interlocutore è un ulteriore punto di debolezza individuato dalle associazioni di categoria. «Manca un soggetto che dia le risposte certe di cui le nostre imprese hanno bisogno - spiega Giulia Massini di Api Livorno - per decidere se investire sul futuro o se prepararsi a licenziare i dipendenti, se non addirittura a chiudere. Ma il primo passo fondamentale resta il diritto al pagamento del fatturato scaduto».  Le due associazioni di categoria auspicano un intervento deciso da parte di tutte le istituzioni che possa far salire la pressione intorno a Mordashov e al suo impero finanziario. Una pressione che riesca in qualche modo a ridare un futuro allo stabilimento siderurgico di Piombino.  «Dal tavolo sulla siderurgia al ministero dello Sviluppo economico non è venuto fuori niente di nuovo - conclude Massini - il governo ha confermato la sua debolezza d'azione in questa vicenda. Le uniche a muoversi, per quello che possono, sono state le istituzioni locali e la Regione Toscana, con l'assessore Simoncini che si è reso disponibile a incontrare in un'assemblea pubblica le imprese dell'indotto».

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