Attenzione
Traffico di marijuana via internet
Lara Loreti
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Piantine di marijuana, luce al neon e materiale riflettente alle pareti: sotto la conferenza stampa dei carabinieri Droga fai da te, blitz dei carabinieri: tre arresti e venti denunce
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PIOMBINO. «Per fare l'albero ci vuole il seme...». Un seme comprato in Internet. Da piantare, coltivare, far crescere con potenti lampade, per poi ammirare rigogliose piante, sfruttabili per confezionare dosi di marijuana da consumare e vendere. Una filastrocca di Gianni Rodari che ben si adatta all'indagine conclusa ieri dai carabinieri: tre arresti e 20 denunce per detenzione di droga ai fini di spaccio. Comprare stupefacente in Internet, sfruttando il presunto anonimato garantito dalla rete, per non essere scoperti. Del resto, che male c'è a comprare semi? E chi potrebbe sospettare di un sito web dal nome www.semini.it? Ieri i carabinieri del Comando provinciale hanno effettuato 31 perquisizioni in tutta la provincia, denunciando 20 persone e arrestandone tre. Sequestrate 88 piante di marijuana per un totale di 800 semi, 170 grammi di hashish e 30 di marijuana. Sotto sigilli anche sette impianti per far crescere le piante e tre bilancine. In manette i piombinesi Mirco Solano, disoccupato, 26 anni, e Nunzio Allocco, operaio di 22 anni, e il cecinese Juan Carlos Ceccanti, 41. A casa dei tre sono stati trovati grandi quantitativi di piante (40) e hashish (100 gr). L'indagine, nata a Merano da un sequestro, ha portato alla denuncia di sei livornesi, di una cuoca 35enne di Capoliveri, 4 piombinesi (due operai di 25 e 29 anni, una commessa di 24 e un imprenditore di 43), un impiegato di 39 anni di Suvereto, un operaio di 27 di Monteverdi, un ventenne di Rosignano Marittimo, un operaio di 26 anni di Donoratico, e poi un'impiegata 49enne di Porto Azzurro e un 32enne di Rio Marina. Gli acquirenti si collegavano, facevano l'ordine e pagavano con bonifico o carta di credito. «Erano convinti di non essere scoperti - dice il colonnello Francesco Zati, comandante del reparto operativo - E così si creavano un mercato fai da te, sganciandosi dai pusher». Per il capitano Luigi Perri, comandante del nucleo investigativo «si tratta di piante importate dall'Olanda il cui principio attivo è tre volte più potente rispetto a quelle tradizionali».
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